domenica, 30 aprile 2006

   Con i primi affitti e il pagamento delle prime rate condominiali, sono ufficialmente entrata nell’Era del Dopo-Zietta.
   Fino al mese scorso ero ancora convinta di essere una ricca ereditiera in pectore, una di quelle giovinette di buona famiglia che possono dilettarsi nel proprio romanzo di formazione, tanto poi alla fine i soldi veri restano garantiti.
   Beh, non funziona proprio così.
   A tutt’oggi ho incassato una sola rata, ma ne ho ipotecate tre per pagare: la consulente fiscale, la ristrutturazione della colonna delle acque piovane, gli accantonamenti per le spese di una manuntenzione prossima ventura e naturalmente l’Ici.
   Che pagherò entro l’estate con le prossime mensilità ipotetiche.
   «E tu aumenta l’affitto a tutti» propone la Ciù, «e chi non paga, lo sbatti fuori!»
   «Ma no, questa è una cosa cattiva; non si fa. Gli inquilini sono nostri amici, gli inquilini non sono cibo. Prendi noi, per esempio; siamo due inquiline anche noi!»
   «E se non pagassimo, ci sfratterebbero senza complimenti», puntualizza la Ciù.
   Il fatto è che io non sono strutturalmente adatta per queste cose, davvero.
   Ho una coppia di inquilini anzianotti, abitano lì da quarant’anni; io non sapevo nemmeno dove fosse l’appartamento, prima del mese scorso.
   Lui ha avuto un ictus di recente ed è pure cardiopatico; lei è caduta in depressione e ha un’altra serie di malanni.
   E io mi sono presentata lì a dire buongiorno, buongiorno, la zia è mancata; adesso questa è casa mia.
   E quelli impallidiscono. Li ho visti impallidire davvero; la moglie si è appoggiata su mia cugina, è rimasta stretta a lei per tutto il tempo.
   «Cioè, voi rimanete a casa vostra, per carità, chi ve la toglie», ho subito precisato, «Però da oggi dovete pagare l’affitto a me».
   «Ma perché a lei? Chi me lo assicura? Lei chi è? Io che ne so, lei chi è?», incalza il marito.
   «Non è che ci butta fuori, vero? Perché noi siamo anziani e malati…»
   «No, no! Cambia solo che pagherete l’affitto a me…»
   «Ah, vabbene»
   «…tramite bonifico bancario, perché io vivo lontano»
   «Bonifico, e che è? Noi siamo vecchi e queste complicazioni non le vogliamo!»
   «Che le banche, solo truffe fanno!»
   «Noi paghiamo coi soldi veri, sua zia lo sapeva!»
   «Mai mancato una rata, glielo dica lei!» 
   Mia cugina conferma. Verissimo. Ottimi inquilini.
   Si è impegnata lei a spiegargli come si fa, ad aiutarli a compilare il modulo la prima volta.
   E speriamo che si rassegnino all’idea.
   Gli altri inquilini, invece, hanno un’attività commerciale; gente giovane, dinamica, orientata al business.
   Hanno preso nota delle coordinate bancarie, e io sto ancora aspettando il bonifico.
   Certo che hanno provveduto al pagamento, ovvio che sì, garantito: «Ho la ricevuta proprio qui davanti», mi hanno detto.
   Solo che alla mia banca non è arrivato nulla.
   Da settimane.
   Son giorni che questi si negano al telefono.
  
Io la vedo male...

Mitilene è passata di qui alle 11:01


mercoledì, 26 aprile 2006

«Buongiorno, sono Serafino, il superiore di Angelo con cui ha parlato un mese fa»
«Sì, buongiorno; mi dica»
«Ecco, scusi se disturbo, ma noi qui abbiamo un problemino con sua zia…»
«La Zietta? Sta male?»
«No, no; anzi. In teoria sta proprio in quella che voi chiamate la pace degli angeli, solo che noi da un mese a questa parte abbiamo dovuto ridefinire il concetto.»
«Sì, capisco. La Zietta era un tipo piuttosto autoritario…»
«Autoritario?! Non immaginerebbe proprio cosa…»
«Lei, cull’ ali, è al telefono con me niputi? Me la passasse!»
«Ma è la Zia! Posso parlarle davvero?»
«Certo che no! Per favore, non ci si metta anche lei, che è già complicato così. Sua zia passa l’eternità a spostare le nuvole per fare rassetto, dice lei. Non vuole piogge su Torino e dintorni al mattino presto, né su Palermo per il resto della giornata!»
«Sono gli orari in cui mia cugina ed io usciamo da casa»
«Lo sappiamo, ma non si può!»
«Però sarebbe tanto comodo»
«La prego!»
«Mi scusi»
«E poi pretende di mettere il parmigiano nella manna col sugo di tutti i beati…»
«Faceva lo stesso coi maccheroni dello zio»
«Suo zio Emanuele, il marito, povero beat’uomo! Quasi cinquant’anni di matrimonio…»
«Era amore. Lo zio, quando seppe di dover morire, comprò una quantità di regali e li nascose in giro per casa. Ogni tanto la zia trovava qualche pacchetto con tanto di bigliettino, o le sue lettere postdatate»
«È amore eterno, posso assicurarglielo; ancora adesso sembrano due fidanzatini. Stanno progettando di scambiarsi l’aureola d’oro»
«Dicevano sempre, da vivi, che avrebbero voluto una messa in San Pietro per l’occasione. Ecco, non è che date le circostante, potrebbe officiare il rito San Pietro in persona?»
«Per quello non c’è problema; il problema è che…»
«Emanuele, vieni cà! C’è nostra niputi au telefono e non mi ci fanno parrare!»
«Le chiamate oltremondane sono vietate, signora. Non insista, la prego!»
«Ma non posso fare nemmeno un salutino alla Zia, per favore?»
«Annina, puru tu, veni subito! Ti scordasti che dovevi darle i nummari al lotto? Che credi, che nostra nipote diventi milionaria da sola?! Mesi che aspettiamo i tuoi comodi! Amunì, dettami ‘sti nummari!»
«No, no e poi no! È un paradiso, questo; comportatevi di conseguenza!»
«Ehm, ma non si potrebbe fare uno strappo alla regola? Suvvia, Signor Serafino…»
«Basta tutti, m’avete tarpato le ali! Forza, ognuno nella sua nuvola! E lei, laggiù, si vergogni; dormire come un sasso dopo i bagordi, invece di far celebrare la messa di trigesimo a sua zia!»
«No, vede, è che io sono atea…»
«Mi faccia il piacere; con chi crede di star parlando, allora? E finiamola, che ho qui tutti i suoi parenti in fila con una sfilza di lamentele nei suoi confronti!»
«Addirittura? Ma no, io non credo di…»
«Non mi interessa, zitti! Se no vi spedisco ad infestare castelli scozzesi! Anche lei che è ancora viva, sissignora!»
«Lei non può!»
«Siamo colà dove si puote ciò che si vuole1. Voi altri ite, missa est. E lei tra un pò sentirà la sveglia del mattino, ma non si illuda che questo è tutto un sogno!»
 
1Dante, Inferno Canto V, vv. 23-24

Mitilene è passata di qui alle 07:25


sabato, 22 aprile 2006

Non chattavo più da quasi dieci anni, quando Mirc funzionava ancora da Dos e bisognava digitare per esteso i comandi degli script.
Anzi, da prima; la rete del videotel, coi monitor a scatoletta che stavano nei pub.
Poi fu internet e fu Icq. Era bello Icq, mi piaceva; funzionale e gradevole.
Poi è scomparso.
Adesso c’è Msn, un attrezzo chattatorio tutto personalizzabile, pieno di opzioni a pagamento e sponsor pubblicitari ineliminabili:
«Vuoi essere la testimonial TV di un nuovo lassativo?»
«Nemmeno per sogno!»
«Basta che clicchi su, che ti costa? È pubblicità, tu fai finta che ti interessa e io guadagno sugli accessi».
«No; che poi ti appropri del mio Id, mi svalanghi addosso una serie di cookies e mi spammi la casella di posta con proposte oscene».
«Questo è il progresso, cara mia»
«Allora ridatemi Icq!»
«Non fare la bambina, è anacronistico. Preleva un po’ di emoticons, piuttosto; ti piaceranno»
«Ma nemmeno. Se voglio dire che sono triste o allegra, io lo scrivo per esteso»
«Retrograda! Con le faccine si veicola il linguaggio non verbale»
«Ma sei scemo? Il linguaggio non verbale si veicola di persona»
«E tu non hai nemmeno la webcam»
«Senti, se voglio vedere qualcuno, esco di qua e lo vedo. Se voglio ascoltare qualcuno, gli telefono con Skype. Io invece voglio scrivere e leggere. È per questo che ho installato un programma di chat. Che saresti tu, nella fattispecie; quindi cerca di darti una mossa!»
«Ok, ma dobbiamo prima fare tutto il settaggio. Metti la foto»
«Per carità!»
«Mica la tua. Metti quella della Ciù, che è più carina»
«Ma ti pare il caso?»
«Allora un’immagine qualsiasi. Puoi downloadare dal mio sito centinaia e centinaia di immagini!»
«Non voglio niente che provenga dal tuo sito e non ho bisogno di centinaia di immagini; me ne basta una, e solo perché tu insisti. La troverò da me»
«Vabbè, passiamo avanti. Compila il form coi tuoi dati, i tuoi interessi, cosa ami, cosa odi, cosa leggi, cosa ascolti, che sport pratichi, di che sesso sei e cosa ti è saltato in testa di iscriverti qui»
«Viva, non mi avrete mai!»
«E quanto la fai difficile! Metti roba a casaccio, come tutti»
«Ma se sai che tutti rispondono a casaccio, perché pretendi che lo facciano?»
«Perché poi ognuno crede che gli altri siano sinceri, passa le giornate a sfogliare le loro schede personali e socializza»
«Socializza con le schede personali fasulle?»
«È il virtuale, bellezza!»
«Lasciamo perdere»
«E le suonerie non le vuoi? Musichine, musichette, trilli, squilli e rulli; ce n’è per tutti i gusti. Puoi anche costruire il tuo avatar dinamico»
«Che me ne faccio di ‘sta roba?»
«Così, fa trendy. E poi ci sono le letterine animate; punti esclamativi che ballano, interrogativi che sbrilluccicano, pupazzetti che sogghignano. Servono a rendere più varia la chat, così non ti annoi»
«Se mi annoio, piuttosto spengo»
«Uffa, che barba! Nessuno vorrà chattare con una come te, ne sono certo. Ad ogni modo, qui è tutto pronto. Devi solo cliccare su Accedi. Stai per entrare nella Msn Community, non è meraviglioso?»
«No, è demenziale. Ma ormai ci sono dentro e pace»
«Ben detto, divertiti! E se per caso volessi eliminare la cellulite con un metodo semplice e naturale, clicca qui. Per combattere l’alitosi, invece, clicca là. Se la forfora ti affligge e i brufoli sono il tuo problema…»
«Ma che razza di sponsor ti sostengono? Io non ce le ho tutte ‘ste sfighe!»
«Ah, sì; allora perché te ne stai qui chiusa a chattare?»
    
«Crepa!»

Mitilene è passata di qui alle 21:31


giovedì, 20 aprile 2006

   Il Cardinale Martini su L'Espresso dice sì ai preservativi e alle adozioni da parte di single, e non a condizione che prima Cristo in persona riscenda sulla Terra a confermare.
   Insomma, sembrerebbe convinto o quanto meno possibilista.
   E aggiunge ancora questo, sentite che meraviglia:
   In mancanza di una famiglia "composta da uomo e donna che abbiano saggezza e maturità" anche "altre persone, al limite anche i single, potrebbero dar di fatto alcune garanzie essenziali. Non mi chiuderei perciò a una sola possibilità, ma lascerei ai responsabili di vedere quale è la migliore soluzione di fatto, qui e adesso, per questo bambino o bambina. Lo scopo è di assicurare al massimo di condizioni favorevoli concretamente possibili. Perciò quando è data la possibilità di scegliere occorre scegliere il meglio".
   Solo mi chiedo: in mancanza di una famiglia composta da un uomo e una donna che abbiano maturità e saggezza e prima di arrivare ad una coppia omosessuale di pari requisiti, si dovrà preferire una famiglia composta da un uomo e una donna immaturi e squinternati?
   No, così, giusto per essere chiari sulle direttive.
   Per il resto, pare che le premesse al dialogo ci siano.

Mitilene è passata di qui alle 19:47


sabato, 15 aprile 2006

Sento al telefono la mia collega, raffreddatissima e senza voce. Prendi qualcosa, le dico; che so, un antibiotico per la gola.
   «Oh, lascia perdere!», gracchia lei, infastidita: «La farmacia vicino casa non mi da nemmeno l’acqua zuccherata senza ricetta e un medico a Pasqua, figurati se lo trovo!»
Però, mi racconta fra un colpo di tosse e uno starnuto, che siccome lei abita in precollina dove c’è la gente ricca e chic, il farmacista si è adeguato alla clientela e ha tentato di venderle tutto un prontuario di farmacologia omeopatica.
     In particolare un barattolo di pastigliette minuscole da prendere cinque volte al giorno, ma versandole direttamente sul tappo e ingoiandole da lì, senza toccarle con le mani. Su questo il farmacista ha molto insistito.
«Perché mai dovrei ingerire una roba che è meglio non toccare con le mani?», ha chiesto giustamente la mia collega.
«Altrimenti neutralizza l’effetto della pastiglia», ha spiegato il farmacista: «Non che faccia male, ma non serve più a nulla».
E ci è venuto in mente di quell’altra collega, naturista e salutista, che si è messa a praticare il Reiki. Quella volta in cui sono arrivata a scuola pencolante da un lato, coi postumi della cervicale da colpo di frusta, e lei si è subito offerta di impormi le mani.
«Bisogna ripristinare l’equilibrio», mi ha spiegato: «Quando hai male da qualche parte, cosa fai? Ti tocchi, ci metti la mano su. Ecco, è lo stesso principio, solo che si basa su un flusso energetico dinamico, come un’alternanza fra i due poli elettrici».
Dirle che mi sembrava una cretinata, non ho avuto il coraggio. Sicché mi son disposta a ricevere il trattamento.
La collega si è avvicinata, agitandomi davanti le mani: «Ah, prima di iniziare, non è che per caso hai il tuo ciclo?».
     Alla risposta positiva è balzata indietro, istintivamente: «No, no; allora non si può fare!»
«Ma perché, le mestruazioni che c’entrano?»
E mi ha spiegato che c’entrano, eccome. Si tratta di uno scambio di energie vitali e si sa che le donne durante il ciclo sono da sempre considerate impure, quindi le avrei inquinato il fluido.
    Ha detto quest’ultima cosa storcendo un po’ il naso, come se si trattasse di togliermi i pidocchi.
Eccoci, mi son detta; la solita storia delle piante, che la sapeva pure mia madre senza tanti studi olistici e mi diceva sempre di star lontana dalla begonia e di non sfiorarle il ficus, che se no si secca tutto quando le fimmine hanno le loro cose e toccano le graste.
Anni dopo ho sentito la stessa teoria; stavolta era una con cui studiavo all’università che me la riproponeva, convintissima: «Ma figurati, è una cosa chimica; se fosse solo superstizione ti pare che io ci crederei?»
«Sai che ti dico? L’omeopatia costa un fracco di soldi, e secondo me neanche funziona», conclude la mia collega con un sonoro starnuto.
«Non dirmi che hai davvero comprato le pastigliette intoccabili?»
«Beh, il farmacista mi ha guardato torvo: “Forse lei è fra quanti non credono all’omeopatia”, ha detto gelido. E la gente attorno, sapessi come mi fissava. Ormai ero entrata nel tempio sbagliato, che potevo fare?»
Magari può andar bene qualcosa del tipo: no, non credo nell’omeopatia perché nel mio oroscopo c’è scritto che non funziona.
La prima volta che tentano di rifilarmi qualcosa del genere, ci provo.

Mitilene è passata di qui alle 13:16


venerdì, 14 aprile 2006

   Con vergognoso ritardo ho finalmente visto il Dvd del suo spettacolo (28 aprile 2005), e con ritardo ancor più vergognoso mi accingo a inserire il suo blog fra i link.
   Ce n'è per tutti i gusti; argomenti vari, gente che parla, scambia notizie, si informa e informa gli altri.
   Ma che ve lo dico a fare? Il blog di Grillo lo conoscete già tutti.
   Segnalo solo questa fra le tante; non una notizia di attualità, ma una cosina leggera e giocosa.
   Fate un disegnino in alto a sinistra e guardate cosa succede.

Mitilene è passata di qui alle 14:27


venerdì, 14 aprile 2006

Un autentico orgoglione siculo!
L'uomo che mancava sta arrivando:
VOTA GIOVANNI BIVONA
(Fussi curiusa di sapìri unn'è ca è ghiuntu...)

   E nel frattempo qualcuno spieghi a Cicciolina che le proposte lussuriose non sono esattamente il modo migliore per convincere un integralista islamico a far pace col nostro occidente depravato.
   Che magari quello si sente preso per i fondelli e s'arrabbia peggio!

Mitilene è passata di qui alle 09:38


giovedì, 13 aprile 2006

   All'inizio non si capiva chi avesse vinto.
   Adesso non si capisce che cosa.
   Hai voglia a dire che ci sono i numeri per governare, in una situazione in cui se tre o quattro persone si alzano storto e dicono di no, fanno crollare tutto il sistema.
   Governare non significa solo occupare la maggior parte dei seggi e star seduti immobili per i prossimi cinque anni.
   Governare significa portare a termine il programma preventivato, prendere decisioni, fare riforme.
   E questo, suvvia, è impossibile.
   E non penso mica ai Pacs, che l'unica a crederci è sempre stata Luxuria e nessun altro; gli altri avevano in merito accenni e sfumature, mica roba seria.
   No, no, quali Pacs. Con un primo ministro che va alla messa della domenica dopo aver votato, figuriamoci.
   Io penso a cose tipo il conflitto di interessi (che non hanno risolto nemmeno dieci anni fa, quando avevano la possibilità), la riforma giudiziaria (che lì, più o meno tutti da qualsiasi parte li prendi, hanno qualcosa da farsi assolvere), il rilancio della scuola pubblica (che va fatto a danno di quella privata, che è per lo più di stampo cattolico, e la sinistra non è più quella di una volta, con tutta 'sta gente che va a messa la domenica), distinguere fra ricerca scientifica e fede, difendere la laicità dello stato. 
   Qui, mi sa che l'unico punto su cui saranno tutto d'accordo è l'aumento delle tasse ai cittadini.
   E mannaggia; il peggio per il peggio, nemmeno posso più coltivare la remota speranza che avrebbero abolito l'Ici!
  

 

 

 

Mitilene è passata di qui alle 08:51

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sabato, 08 aprile 2006

   Mi costa doverlo ammettere, tuttavia è così.
   Un dato di fatto bello e buono: cinque anni fa è mancata mia madre, proprio qualche mese dopo l'abolizione della tassa sulle successioni.
   E visto che allora ero anche più precaria di adesso, sempre nel dolore del momento, mi rallegrai della cosa.
   Ora che ho ereditato degli immobili da zietta, il centrodestra promette l'abolizione dell'Ici; altra cosa che, a rigor di logica e sempre nel dolore del momento, dovrebbe rallegrarmi in caso di vittoria.
   Anche se, potendo scegliere, propenderei per la sconfitta.
   A parte rilevare come i provvedimenti berlusconiani coincidano sempre con i miei personali eventi luttuosi, non posso fare a meno di notare che anche lo stipendio è sensibilmente aumentato e il nuovo sistema di reclutamento dei precari è molto più trasparente e funzionale.
   Insomma, tutto ciò considerato nel suo insieme, francamente un pò mi irrita e scuote il mio senso di identità sociale.

 

Mitilene è passata di qui alle 17:23


mercoledì, 05 aprile 2006

Coglioni di tutto il mondo, unitevi!

   Che io, invece, c'ho la residenza all'altro capo della nazione (da cui sono appena tornata per cause poco liete e assai dispendiose), il mio certificato elettorale sa il cielo dov'è finito e quindi pace. Per 'sto giro si farà a meno di me.
   Alle 7.45 del mattino, entrando in sala insegnanti la collega di lettere, subito dopo il buongiorno, mi apostrofa: "Tu sei una cogliona, vero?" 
   Poichè era davanti al pc, ho contestualizzato in tempo, prima di dirle qualcosa di inopportuno.
   Sono cogliona, le ho risposto, ma non pratico.

 

 

Mitilene è passata di qui alle 20:19


lunedì, 03 aprile 2006

Certe volte in primavera capita che si esca da scuola, dopo una giornatina pesante, e si veda per prima cosa un mandorlo in fiore...
 

(E subito dopo ci si ricorda di andare dal medico a farsi prescrivere l'antistaminico perchè, ahinoi, la poesia non è tutto)

Mitilene è passata di qui alle 18:36


sabato, 01 aprile 2006

   Fino ad ieri faceva caldo, giuro.
   Tanto che la Ciù ed io abbiamo messo su la roba invernale e tirato giù quella primaverile.
   I vestiti primaverili, vuoi mica prenderli dalla valigia e conservarli nell'armadio così come sono?
   Assolutamente no, è tutto spiegazzato. 
   Tanto ho tutto il fine settimana libero, un sacco di tempo per mettere bene in ordine.
   Certo, abbiamo cambiato anche le scarpe. Via gli stivali,  da stamattina indossiamo i mocassini.
   E da stamattina, fuori, piove a dirotto.
   I maglioni stanno impilati in cima all'armadio, non proprio a portata di mano.
   Qui, a portata di mano ho la roba leggera, tutta da stirare. Ed è tanta.
   "E' come quando lavo il motorino, prof; il giorno dopo piove", mi spiega Daniele il mio alunno iperattivo, mentre ci fumiamo una sigaretta in giardino. 
   Lui fuma, io no. Io giustifico con la chiacchierata in cortile la nostra assenza dall'aula. E' che ieri la sua ragazza lo ha lasciato e non c'è verso di tenerlo seduto nel banco, oggi meno che mai:
   "Otto mesi, prof, mica uno di quegli amori adolescenziali che durano una settimana", mi dice serio. 
   Ha sedici anni, lui, lei quattordici. Ma è serio come quando dice che se lo facciamo arrabbiare, lui qui picchia duro tutti e butta giù la scuola.
   Dopo un pò ci raggiunge Marina, una sua compagna. Liscia la sigaretta fra le dita, la accende e tira una boccata.
   Marina è grande e grossa, pluriripetente; ha un fratello in carcere, i genitori non si fanno mai vedere. 
   La vicepreside si affaccia dalla finestra dell'ufficio per rimandare i classe i due.
   Io le faccio cenno che sono con me, dobbiamo parlare di alcune cose, va bene così.
   Di certo lei si sarà chiesta perchè proprio in cortile, mentre piove. Me lo stavo chiedendo anch'io, per altro.
   Marina aggiorna Daniele sugli ultimi sviluppi: "Ho parlato con Ilaria poco fa; ha bisogno di riflettere, è confusa. Lasciala stare per adesso."
   Io concordo. Abbiamo un piano, Marina ed io: lei tiene Daniele lontano dai casini, io ho promesso che parlerò con Ilaria.
   "Certo che, pure tu, di tutte quante sono proprio di una testimone di Geova dovevi innamorari!", gli dice.
   Io aggiungo un maporcaputtana di circostanza. Del resto, è il meno di cui preoccuparsi: lei insiste sempre per offrirmi dell’ottimo fumo in cambio delle nostre chiacchierate in cortile e io mi sono sempre schernita dicendo che non fumo, tutt’al più bevo.
  
“Io la amo!”, singhiozza lui sulla spalla di Marina. Vedo il mio alunno, minuscolo e gracilino, sparire nel suo grasso abbraccio materno.
  
“Vado a parlare con i suoi; lo sapete quanto tengo a lei, non è giusto che può stare solo con gli altri testimoni e con me no!”
  
E noi, pazientemente, gli spieghiamo che il nocciolo del problema è proprio quello: non c’è santo che tenga, né ragionamento, né dimostrazioni d’amore, né, né.
  
Nemmeno le suppliche della figlia e i suoi tentativi di dialogo, benchè il dialogo fra genitori e figli sia santificato in lungo e largo sulle loro pubblicazioni. La piccola è combattuta fra la voglia di libertà e i rimorsi di coscienza; di mentire ai genitori come tutte le sue coetanee da che mondo è mondo, proprio non se la sente.
  
“E allora che si fa?”, chiede lui con la lacrimuccia.
  
Eh, che si fa?
  
Va così; noi avevamo Il tempo delle mele, i miei ragazzini di oggi si portano addosso una sofferenza che a vederli, così piccoli, non sai che dire.
  
Certe volte mi chiedo cosa vi dovremmo insegnare, ho detto a Marina mentre rientravamo in classe.
  
«E giusto che noi abbiamo delle sofferenze x crescere. Senza di voi nn avremo futuro. Anche se la scuola nn è il mio forte, prof…», mi ha risposto lei con un sms poco fa.
  
Le ho promesso che il giorno prima della maturità ci apparteremo a bere e fumare in qualche angolo dietro il cortile.
  
Non sarà professionale, ma mi sa che ci può stare.

Mitilene è passata di qui alle 19:54

 
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