martedì, 26 settembre 2006

   L'essere umano ha, fra i tanti, due bisogni fondamentali: socializzazione e nutrimento.
   E siccome ci sono delle priorità nella vita, questo è il modo in cui di solito uso la chat; altro che abbordare. 
 
«ma il problema è che ti piace cucinare ma sei una frana o non ti piace cucinare?»
«ci vuol tempo»
«si ma non moltissimo se non devi fare grandi cose...»
«insomma, non sono una donna da sposare»
«beh ma le donne si sposano per mille motivi.. si sposano anche dopo una bottiglia di rhum a las vegas»
«ho comprato la griglia e prossimamente tenterò con la fettina di carne»
«faccio il tifo per te,sono certa che la spunterai»
«pare sia semplice la fettina, mi dicono tutti che potrei provare»
«si la metti sulla piastra e magicamente fa tutto da sola…»
«le addestrano?»
«si si...il macellaio in persona... gli fa un corso. ho visto delle fettine un po' suole che non comprendevano le fasi della cottura... ma alla fine anche quelle sono state accolte nella pancia. unica cosa che devi fare e avere una forchetta e girarla »
«però dicono ci vada un filo d'olio se no si attacca»
«allora dipende,tu hai la piastra o la padella?»
«la padella a forma di piastra o il contrario, che dir si voglia»
«no allora iniziamo dalla nomenclatura degli oggetti»
«rotonda, ha il manico come una padella»
«la padella è quella dove ad esempio ci fai le patate fritte»
«ma il fondo è grigliuto come una griglia»
«la piastra ha il bordo sottile,ha il manico, può avere il fondo ondulato ma è generalmente spesso...»
«di forma è padellosa»
«senti rispondi a questa domanda: nel coso che tu hai acquistato puoi friggerci le patate?»
«mah, penso di poterlo fare»
«ha il bordo alto?»
«si»
«tipo tre dita anche 4?»
«aspetta, faccio un sopralluogo»
«vai»
«3 dita»
«ok allora sembra essere una padella.è antiaderente?»
«c’è scritto di sì»
«bene. allora che carne vorresti cucinare? di vitello, maiale, tacchino, pollo?»
«uhm, facciamo maiale»
«ok allora per il maiale, quella con l'osso non è necessario l'olio perchè il maiale è una carne grassa. unica cosa di cui ti devi accertare per una buona cottura è che la padella sia calda, ben calda»
«prima scaldo padella, poi metto fettina?»
«brava!!! basta qualche minuto. come ti piace la carne, al sangue o ben cotta?»
«ben cotta, per carità al sangue mi fa impressione!»
«(idem). tieni conto cmq che per quanto tu la faccia cucinare, vicino all'osso resterà sempre un po' al sangue»
«me ne farò una ragione, girerò al largo dell'osso»
«ok altro piccolo segreto per la carne di maiale: superata la soglia di cottura si trasforma in suola. per evitare questo inconveniente armati di coltello e forchetta e fai un piccolo taglietto»

«devo avere un'aria aggressiva?»
«naaaaa altrimenti si spaventa e gli si induriscono i nervi invece, se con aria indifferente e sguardo da chirurgo alla sua milionesima operazione a cuore aperto, ti avvicini a lei e le pratichi qualche taglietto...»
«magari firulìfirulando...»
«esattamente, vedi che sei già entrata nel personaggio»

«caspita, allora non è difficile»
«no infatti»

«qualunque cosa si possa rendere surreale mi sta simpatica!»
«oh hai qui davanti a te una campionessa di surreale. che dici vicino alla bistecca ci può stare un ciuffo di fagiolini bolliti?»
«bene, mi procurerò sto mazzo di fagiolini»
«allora i fagiolini.. sai come cucinarli?»

«mah, li butto in acqua e li bollisco?»
«si ma prima dovresti pulirli, devi tagliar loro le code»
«cielo, quella cosa noiosa che faceva mia madre...»
«no è divertente.se sono per te soltanto non devi farne duemila! ne basta poco più di una manciata, dopodichè saranno loro ad implorarti di decapitarli»
«davvero?»
«è sufficiente che ti vesti da boia e immagini di essere nella francia del 1860. ogni fagiolino interpreta la parte della regina maria antonietta»
«1789-94, erano gli anni della rivoluzione, terrore e restaurazione»
«ecco appunto... cosa è successo nel 1860 allora?»
«1860 erano i moti insurrezionali, la nascita del regno d'italia. ma tanto i fagiolini non lo sanno»
«ma in francia nel 1860 che è successo?»
«boh»
«vabeh, non importa allora abbiamo detto ogni fagiolino fa la parte di maria antonietta»

«posso usare il trinciasigari?»
«si certo, darà più l'idea della gigliottina»

«uhm, il trinciasigari mi piace!»
« i fagiolini una volta decapitati gli dai una lavata veloce e li butti in pentola, che attende con l'acqua che bolle. il sale lo puoi mettere prima dei fagiolini. subito dopo che hai messo a cucinare i reali fagiolini, anche qui armata di forchetta. assaggi ogni tanto un fagiolino per controllare la cottura. una volta cotti, li scoli e li condisci a piacere»
«e poi li affianco alla fettina»
«si come vuoi, puoi anche presentarli l'un l'altra»
«dici che bisogna presentarli prima?»
«è meglio la sorpresa»
«ma i fagiolini fanno per intero la Famiglia Fagiolini, o bisogna presentarli uno per uno?»
«no uno per tutti tanto poi tra loro fanno il passaparola. ah tesoro... quando hai finito di giocare al boia non buttare il costume!»

Mitilene è passata di qui alle 16:48


sabato, 23 settembre 2006

   Un blog i cui post sono costituiti da tutte le possibili e fantasiose interpretazioni di Nighhawks, il celebre dipinto di Edward Hopper.
   Idea assai carina e originale.

Mitilene è passata di qui alle 12:27


giovedì, 21 settembre 2006

"Per evitare litigi bisognerebbe non parlare mai di tre cose:
di religione, di politica e del Grande Cocomero" 
(Linus Van Pelt)

   Ecco, lo sapevo io; ora tocca spiegare bene, che quando si parla di cocomeri, angurie e meloni a latitudini diverse, succede un finimondo. 
   In effetti bisogna precisare subito che, contrariamente al Prosciutto e Melone (che si fa col melone), il Gelo di Melone si fa con l'anguria o cocomero che dir si voglia.
   Ma tant'è. In sicilia il melone (anzi mellone, con due elle) indica la quasi totalità delle cucurbitacee, fatta eccezione per la zucca che si usa per la caponata oltre alle melanzane, anche perchè sarebbe difficile fare la caponata con l'anguria, e il cetriolo che all'anguria non somiglia per niente.
   Chi sente l'esigenza di distinguere, chiama cantalupo il melone e melone l'anguria; ma in genere le massaie e i fruttivendoli si capiscono benissimo, anche perchè le massaie nel far la spesa raccontano la storia della loro vita:
   "Talè, mi dasse ancora un bello mellone di quelli rossi, che ci devo fare il gelo a mia figlia che l'hanno invitata a casa di sua suocera che ha il villino vicino a dove io e mio marito volevamo costruirci la casa, poi però mio cognato che lavora all'edilizia privata ci disse che era meglio di no, quindi la domenica andiamo al villino dei suoceri di mia figlia e ci portiamo il gelo fatto buono come me l'imparò mia nonna buonanima. E mi dasse ancora due belli melloni di quelli gialli, che il giorno dopo viene mio fratello dalla Germania per accanoscere il fidanzato di mia figlia che si sposano a settembre prossimo nella chiesa della madunnuzza miracolosa, quella che a mia sorella ci fece una grazia particolare quando nacque mia nipote che sembrava che ci moriva e invece poi adesso è una bellezza, e ci voglio preparare il prosciutto con mellone per antipasto che fa cosa fine"
   Perchè sia così non so.
   Ma a scanso di equivoci vi avviso prima: andando in Sicilia a mangiar pesce, potrebbero proporvi una fresca insalata di polipo.
   Nel caso non allarmatevi; intendevano dire questo.

Mitilene è passata di qui alle 12:58


mercoledì, 20 settembre 2006

   E' con profondo orgoglio e commozione che do il seguente annuncio: sono riuscita a preparare il gelo di melone e mi è pure venuto bene.
   Cioè, a volergli proprio trovare un difetto, sa troppo di chiodi di garofano; ma per il resto ci siamo. E' proprio lui, quello autentico.
   Insomma, ad essere proprio pignoli il colore è un pò sul rosa salmone e non rosso rubino come dovrebbe; ma credo dipenda dai meloni anemici di quassù e pure in calo di stagione.
   Su consistenza e sapore (chiodi di garofano a parte) nulla da eccepire.
   E dunque, eccovi la ricetta. Questa volta è una ricetta attendibile di consolidata tradizione palermitana (proviene dalla saggia signora dell'alberghiero); fidatevi che ne vale la pena.

   1 Kg di succo di anguria: vale a dire tagliatela, prendete la polpa rossa, infilatela nel frullatore e via andare. Non c'è bisogno di aggiungere altri liquidi; l'acqua è autoctona e l'anguria farà da sè. Se vi state chiedendo come mai ci voglia l'anguria per fare il gelo di melone, e non il melone giust'appunto, la spiegazione si trova in alto, nel post successivo a questo.
   80 g di amido per dolci: è quella cosa che si trova al supermercato nello scaffale di prodotti dolciari, insieme a zucchero a velo, palline decorative colorate, lievito (da non confondere, a voi serve l' amido non il lievito, anche se sembrano piuttosto simili a vedersi), polverine per budini istantanei e bustine di vaniglia. Anzi, prendete pure queste che vi serviranno.
   2 bustine di vaniglia: ecco, infatti.
  250 Kg di zucchero: dovrebbero andar bene in linea di massima. Comunque assaggiate e regolatevi di conseguenza. De gustibus non est disputandum.
   Chiodi di garofano: pochi per carità; non pensavo avessero tutta 'sta potenza aromatica. Uno a coppetta dovrebbe bastare.

   Se avete dubbi, cercate bene in cucina; io, per esempio, ho trovato una bilancina comprata ai tempi dalla Ciù e che non avevo idea ci fosse. La bilancina è assai utile; le pietanze riescono meglio se si seguono davvero le dosi indicate nella ricetta.
   Per il resto, la procedura è semplice; filtrate il succo di anguria (niente semini!) dentro una pentola, mischiatelo insieme a tutto il resto, ma a freddo prima di accendere il fuoco.
   Mescolate bene, fate bollire sempre mescolando che se no si raggruma, aspettate ancora tre minutini circa, versate nelle coppette, lasciate raffreddare, cacciate in frigo e prima di servire (dev'essere freddo e di consistenza budinosa) spolverate su un pò di scagliette di cioccolato fondente.
   Vi piacerà. Stavolta sono quasi sicura.

   Update del pomeriggio: tra l'altro il gelo di melone ha un odorino gradevolissimo che si spande in casa e vi accoglie quando aprite la porta come a dire: "Yuhuu, sono qui, ti eri dimenticato del tuo dessert, distrattone!"

Mitilene è passata di qui alle 13:12


domenica, 17 settembre 2006

Quando le domande esigono risposte, le risposte sono esatte?

Mitilene è passata di qui alle 20:59


mercoledì, 13 settembre 2006

   "Tu hai bisogno di una come me", mi dice la mia migliore amica, accarezzandomi i capelli.
   "Ma io ho già una come te; tu!", ripondo io.
   "Una come me, però lesbica", precisa lei.
   Tuttavia, delle carezze fra i capelli è un bell'accontentarsi.

Mitilene è passata di qui alle 22:05


lunedì, 11 settembre 2006

Ricevo e volentieri pubblico il saggio campione gratuito di cui sono stata omaggiata stamane. Grazie!


Mitilene è passata di qui alle 14:39


domenica, 10 settembre 2006

"Accomenzamo con una solenne promissa
'sta grannissima pigghiata pi fissa"
(Il Commissario Montalbano)

   Domani si comincia.
   Insegnerò filosofia, il che è già un miglioramento rispetto a quando ho interrogato in pedagogia per la maturità.
   La filosofia, almeno, l'ho studiata davvero. Al liceo soltanto, certo, mica all'università.
   Dice che non è una cosa seria e professionale?
   Sì, trovo anche io, ma che possiamo farci; con noi precari va così. E siamo tanti, lo so, tutti a cambiare scuola ogni anno ed inventarsi il mestiere.
   Tuttavia, mi spiega qual è il senso di un liceo scientifico tecnologico? Che profilo professionale diplomeremo? Un perito industriale con le competenze pratiche di un liceale, o un liceale con la cultura classica di un tecnico?
   Siamo dei ciarlatani, trova? E' possibile, ma abbiamo tanta buona volontà e la scuola è il regno del però si impegna.
   Per esempio, qualcosa so farla davvero: insegnerò anche in un istituto alberghiero, tecniche di comunicazione e relazione. Questo, se permette, è proprio il mio mestiere; sisisì!
    Pure una bella scuola, pratica, finalizzata, con le strutture adeguate; c'è dentro un piccolo hotel vero, con una vera cucina, un ristorante, un bar, una lavanderia.
   Ma poi parlo con una saggia signora, che ha solo la licenza media e di molto precedente alle ultime riforme: "Certo che s'iddu i picciotti d'auanno hanno bisogno di scola per insegnarsi a conzare tavola e letti, allora vero rovinati siamo!"
   E penso che boh...

Mitilene è passata di qui alle 17:10


sabato, 02 settembre 2006

   Avendo finalmente la cattedra sulla materia dal primo di settembre, mi son goduta tutto dall'inizio.
   Per prima cosa ho affrontato i rappresentanti librari, creature melliflue che ti lusingano affinchè tu faccia adottare i loro testi.
   I rappresentanti vivono in enormi magazzini, magazzinamente arredati; pareti spoglie con solo qualche manifesto pubblicitario di una decina di anni addietro, scaffaloni metallici che riempiono tutto il deposito e uno spazietto piccolo, delimitato da vecchi tavoloni, dietro cui gli impiegati fanno barriera.
  A volte capita di vedere una cosa bellissima, che si trova solo nei magazzini magazzinamente arredati: l'impiegata d'epoca.
  L'impiegata d'epoca dimostra molti più anni dell'età pensionabile, è probabile che faccia 'sto la lavoro da circa mezzo secolo e non è cambiata in nulla nello stile: ha i capelli bianchi raccolti in alto, la camicetta grigia, la gonna blu sotto il ginocchio, un paio di comode scarpe nere e basse e si rivolge all'insieme degli utenti, dandoci del loro con una flebile vocina da torinese anziana.
   E tu pensi che questa signora avrà iniziato da apprendista negli anni '50, alle dipendenze del nonno del distributore e che probabilmente è l'unica lì dentro con un contratto regolare. 
   Le altre son giovani, stagiste e stagionali, assunte nel periodo caldo d'inizio autunno ed hanno l'aria di chi vorrebbe stare fuori da un magazzinone magazzinamente illuminato al neon; gente che potrebbe fare qualsiasi altro lavoro da qualsiasi altra parte e quando chiedi informazioni sui libri, ti mandano subito il rappresentante.
   "Però vi trattano male, voi delle superiori!", osserva un'amica che mi accompagna. Lei è maestra elementare, con esperienza ventennale nel farsi omaggiare gadget dai distributori: "Chiedigli l'agenda, se no non te la danno, e il calendario. E poi fatti dare qualche libro da consultare, qualche bel manuale, un atlante, il dizionario. Guarda, a me serve giusto un testo di storia."
  "Ma io non insegno storia, non mi daranno mai tutta questa roba!"
  "Noi invece entriamo e prendiamo cosa ci serve, senza tante complicazioni", osserva lei. E infatti poi andiamo dal suo distributore; piano terra con vetrina, praticamente una libreria che ti rifornisce di sussidiari, eserciziari e libri di lettura.
   Però poi esci senza bisogno di pagare.
   "Umph! Però voi vi chiamano signora, noi ci chiamano professori..." ribatto, mentre l'aiuto ad insacchettare tutto il materiale che le han dato. Così, giusto per tenere alto l'orgoglio della categoria.
   Lei non fa una piega: prendi un'agenda anche tu, mi dice indicando il mucchio, sono lì a disposizione. Sta sfoggiando il suo sorrisetto più tagliente: è l'Agenda di Suor Germana, con tante belle ricette di cucina, aggiunge. A che punto sei con le granite?
   "Bah, grrrranite!", ringhio fra me e me e incasso il colpo.
   Però è vero, il presentarsi come professoressa fa ancora un certo effetto sulla gente; forse perchè è un titolo lungo, pieno di erre e di esse che gli conferiscono un suono tutto rotondetto e compiaciuto.
   Ieri, nella nuova scuola, son rimasta sorpresa: quando ti presenti come insegnante di filosofia anche i colleghi ti sorridono con una certa ammirazione.
   Dev'essere una specie di riflesso atavico, l'idea che il filosofo (perbacco!) è uno saggio e sapiente.
   Nel mio caso, s'intende, è tutto un equivoco.

Mitilene è passata di qui alle 12:03

 
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