Dunque, è andata così. Che io ero in classe e mentre spiegavo, la ragazzetta quattordicenne si stava rollando una canna. Quella coi capelli a forma di ombrello, che nemmeno cercava di nascondersi tanto, lì davanti, serena e tranquilla.
"E senza offrire!", commentano quelli a cui lo racconto.
"Dille di farsi furba e andare in bagno, come da che mondo è mondo!", suggeriscono altri.
Io non ho mai fumato una canna in vita mia e quando lo racconto nessuno ci crede; dev'esserci qualcosa di profondamente sbagliato nella mia generazione.
Mitilene è passata di qui alle 17:38
Lezione al mattino e per tutto il pomeriggio si riceve; genitori con figli e senza, con e senza coniuge, orgogliosi o disfatti, professionisti e operai e tutti ben calati nella loro parte.
E io nella mia, che sarebbe quella dell'insegnante che conosce uno per uno i pargoli affidatigli e li conduce lungo la via del sapere; a dirla proprio tutta in tre mesi di scuola a malapena riesco a capire a che classe appartengono quando li incontro in corridoio, pochi li conosco per cognome, alcuni per nome soltanto e di altri mi ricordo vagamente la faccia.
Mi è già andata bene che 'stavolta non si sono presentati i genitori di Marco; per il resto è un po' come con gli oroscopi: basta dire il voto e ricamarci su con affermazioni buone per tutti.
Genitori, sappiate che quando un professore vi dice cose del tipo "chiacchiera col compagno, di tanto in tanto si distrae, potrebbe impegnarsi di più", il più delle volte non ha idea di chi sia vostro figlio e di solito è meglio così per tutti.
Dici, ma non è onesto. Vabbè, ma guarda loro:
"Mia figlia adora la sua materia, professoressa!", esordisce la mamma-tipo, consultando il foglietto su cui ha appuntato nome e disciplina di ogni insegnante: "A casa non fa che parlarci di lei e delle sue belle lezioni: è entusiasta di come lei insegna inglese!"
"Io non lo insegno, signora."
"Uh?"
"L'inglese. Io insegno psicologia."
"Oh, ma sa che mia figlia adora la psicologia da quando gliela insegna lei?"
"Buonasera, io sono il papà". Al mio sguardo perplesso aggiunge: "La figliola adesso è nell'altra aula con la sua mamma."
Infine, piegato dalla necessità stringente, sgancia il nome.
Poteva andar peggio.
"Ma è perchè non studia e non ha voglia di fare, ma l'intelligenza ce l'ha. Le hanno fatto il test e ci aveva centodieci!"
"Perchè?"
"Perchè non è mica scema, mia figlia!"
"No, chiedevo perchè le hanno fatto il test?"
"Perchè, mica bisogna essere scemi per fare il test di intelligenza!"
"Nessuno ha mai detto che sua figlia sia scema, signora."
"E ci credo: ci aveva centodieci percento di intelligenza! Me l'hanno detto i professori della scuola media!"
"Percento?"
"Centodieci, sì. Però non studia. Ma è motivata, vero?"
"Assolutamente."
"Ma quindi in questa scuola poi ci sarà pure filosofia?"
"Sì, dal terzo anno in poi."
"Ah, quindi dal terzo anno in poi studierete Bach?"
Mitilene è passata di qui alle 21:52
P.link ¦commenti (6)| categoria: la scuola
E dai, sotto con le solite metafore abusate; che se uno è anche cantante, scrittore, regista o chissachè oltre che insegnante, il giudizio dei critici su di lui si esprime sempre in termini di valutazione quadrimestrale. Dev'essere una forma di contrappasso, nemmeno tanto sottile.
Ma io che sono del mestiere, lo dico e non ci penso più: Vecchioni non ha colmato il debito.
Un debito che aveva con noi che lo seguiamo da anni e che si è tutto incastrato e gonfiato negli ultimi cd, con pochi vertici e molte frattaglie, fino a questo Di rabbia e di stelle: pieno di roba vecchia e già sentita.
Il tema dell'era berlusconiana iniziato col Mago di Oz (che inquina Il lanciatore di coltelli, per il resto di gran livello), ripreso da Faccetta rosa in campo azzurro (satira da poco in un cd deludente come Rotary Club of Malindi), torna con un'altra canzonetta di insulti e metafore irriverenti (Questi fantasmi): orecchiabile, simpatica, ma non vale il titolo da citazione (De Filippo non c'entra nulla e "mandateli a fare gli orsi per turisti a Yellowstone, dovunque ma fuori dai cogliòn" avrebbe potuto scriverlo chiunque, pure io pensando alla mia Quinta B-astardi dell'anno scorso; non ci vuole poesia per mandare a stendere i "trappàni col rolex").
L'altro titolo in prestito (Comici spaventati guerrieri) non ha null'altro del libro di Stefano Benni: niente Prof. Lucertola Curioso in Altre Scienze, niente bambini in cerca del Quisipuò. I protagonisti sono sempre i soliti giovani poeti che salveranno il mondo avvelenato dagli adulti: ma se Sogna ragazzo sogna poteva vantare qualche bella immagine ("Ho visto poeti che spostano i fiumi col pensiero"), qui ci si limita ad uno scoratissimo avviso: "I poeti hanno il potere di sputtanarvi".
Capirai.
Lasciamo perdere La ragazza col filo d'argento, Non lasciarmi andar via, Non amo più, Tu quanto tempo hai e Le rose blu; che è come dire quasi tutto il cd: nulla di nuovo, somigliano tutte a se stesse e a quelle di prima, ormai sono anni che Vecchioni tira avanti con la storia che sta invecchiando, coi bilanci, il tempo che manca, i figli che crescono e vedono in lui il grande uomo che però è tutto un bluff.
Basta, per favore: ognuno c'ha i suoi guai e va bene, ma poi parliamo pure d'altro. E poi, buondio, 'ste rime in sai e mai, che nemmeno Renato Zero al fondo dell'ispirazione.
Cassiamo con tanto di matita blu Oh, amore amore amore, che parla dell'amore come Oh toffee, toffee, toffee parla di toffee. E anche Amico mio, pietoso requiem per il compagno di bisboccia moribondo; abbiamo capito che ad una certa età le persone care ci lasciano, ma se Dimentica una cosa al giorno poteva essere il commosso omaggio di un figlio alla madre, qui proprio non ci siamo. Roba del tipo che adesso "ti tiro giù da questo letto e andiamo in giro a far gli scemi come quando toccavamo a tutte il culo e i seni"; ma si può?
In sovrappiù, quando l'amico muore diventa una stella che guardacaso brillerà per illuminare lui (Vecchioni) e solo allora lui (l'amico) sarà felice perchè tutti lo vedranno (Vecchioni). Ridicolo?
Ridicolo. Peccato che era un requiem.
Insomma, qualcosa si salva? Io voto per Il cielo di Austerlitz (la solita citazione storica, con soldato che muore e suoi rimpianti, ma si distingue almeno dal resto della brodaglia), Neanche se piangi in cinese (divertente e scanzonata), Mond lader (in milanese stretto, si capiscono solo i bestemmioni ma basta a rendere il concetto e la canzone funziona) e Il violinista sul tetto, una ballata ben riuscita, forse il meglio di 'sto cd.
C'è un'età in cui bisogna andare in pensione, sono io che non so rassegnarmi. De Andrè era distillato purissimo di genio fino all'ultima goccia dell'ultimo disco.
Ma era De Andrè, il resto vivacchia due righe sotto.
Mitilene è passata di qui alle 10:25
P.link ¦commenti (1)| categoria: certe canzoni
Classico: insegni psicologia in una prima liceo, hai un'utenza di piccole quattordicenni curiose del mondo e il libro di testo, alla fine del capitolo sull'attenzione ti ci piazza un approfondimento sul sonno, i sogni e le sostanze allucinogene.
E loro vogliono, pretendono, esigono che si parli di droga a scuola.
I professori invece non ne vogliono parlare affatto. Ho chiesto alla collega di scienze se si poteva fare insieme un piccolo approfondimento sul sistema nervoso centrale e sui danni causati dalle droghe; e lei si tira subito indietro, per carità sia mai, che l'ultima volta con la ginecologa del consultorio volevamo fare prevenzione ed è finita che la settimana dopo una ragazzetta mi ha chiesto dove si fa il test per l'aids e un'altra doveva abortire.
Meglio lasciar correre, lasciare stare; che poi rischiamo di risvegliare interessi sopiti e curiosità malsane, ancora sono piccole, si raccomanda la collega di lettere.
Ahem, dico io, mi sa che le piccole sanno già abbastanza e hanno mostrato insoddisfazione per come l'argomento è trattato sul libro: grossolanamente superficiale, inesatto e incompleto.
"Sarebbe a dire?", chiedono i colleghi allarmati.
Sarebbe a dire che una l'altro giorno mi ha chiesto cosa sono la serotonina e i recettori postsinaptici, mentre invece sapeva già tutto circa la psilocibina e alcaloidi allucinogeni vari di cui il libro ovviamente non fa cenno; ma internet è tutto un fiorire di funghetti, per cui.
"Per cui, tanto vale che gliene parliamo noi per bene fornendo notizie esatte e opportunamente allarmanti", dico io.
"Funghetti? Che funghetti?", interviene la collega di inglese cadendo dal pero. Qualcuno spiega, qualcun'altro si copre la bocca e sussulta di sorpresa. Il collega di diritto mi intima di avvisare la preside, se no ci va a parlare lui, dice in tono perentorio con le mani ai fianchi e la pancia in fuori.
A parlarle di che, esattamente? Che un gruppetto di ragazzine scandaglia la rete alla ricerca di notizie micotiche?
Lui non vuole responsabilità, mette subito in chiaro che dev'essere la preside a decidere se convocare i genitori e prendere provvedimenti. Un'ondata di terrore travolge il consiglio di classe: ma pensa, a soli quattordici anni, e chi lo avrebbe detto, con noi non ne hanno mai parlato.
E ci credo, penso tra me. Che vuoi risolvere con l'allarme generale? Rassicuro tutti che sì, certo, dalla preside ci andrò l'indomani stesso, come no.
Poi stringo un patto con la ragazza della serotonina: principi di neuroscienze in cambio di alleanza didattica e lei si assume il compito di relazionare alla classe circa gli effetti collaterali delle droghe.
"Prof, qui ho trovato pure che le tribù americane usavano coca e peyote per stare bene, ma forse è meglio se questo non lo diciamo...", propone lei saggiamente, mostrandomi i suoi appunti.
Prendiamo posizione: io disegno alla lavagna neuroni impazziti, neurotrasmettitori inibiti e recettori ingannati da molecole perfide. Lei va giù di sintomi: fobie, attacchi di panico, allucinazioni, depersonalizzazione, stati maniacali.
"Wow, figo!", esclama una piccoletta in fondo coi capelli a forma di ombrello.
"Ma sei scema? Un mio amico l'altra sera per poco non si tuffava sotto le macchine, perchè vedeva una piscina in mezzo alla strada!", la zittisce lei. Io comincio a pensare che infondo magari sì, prima o poi certi genitori sarà meglio convocarli. Quattordici anni, benedetto il cielo.
L'indomani l'unica assente del giorno prima che si è persa lo spettacolo, chiede di cosa abbiamo parlato: "Di funghetti allucinogeni!", risponde prontamente la tizia coi capelli ad ombrello.
"Degli effetti devastanti delle droghe sul sistema nervoso centrale!", intervengo io sperando di coprire la sua voce con la mia. Per un attimo mi vedo attorniata da genitori infuriati, convocata nell'ufficio della preside insieme all'alunna esperta in materia.
Inizio a condividere la reazione di panico dei colleghi. Però, che fare?
Se il sonno della coscienza genera incubi, figurati un po' che succede quando si sveglia.
Mitilene è passata di qui alle 16:57
Gianni ha fatto storia, anche John volendo ha un qual certo stile.
Ma era il caso di chiamare 'sti due Leone e Oceano? No, dico: Oceano. Dopo la figura che ha fatto un Lapo.
Magari il rampollo andrà in qualche scuola prestigiosa, americana o svizzera o chissachè, di quelle all'avanguardia dove non fanno mai l'appello; che se no quando la maestra lo chiama, gli altri pensano che stia interrogando in geografia.
Mitilene è passata di qui alle 13:18
P.link ¦commenti (1)| categoria: cose che capitano, certa gente
Pochi soldi e l'obbligo morale di spenderli bene.
Mitilene è passata di qui alle 09:24
P.link ¦commenti | categoria: robe varie
Ah, c'è pure quest'altra notiziola: che le persone transessuali non possono fare i testimoni di nozze in chiesa.
Secondo il vescovo foggiano che ha dato l'altolà a Luxuria, trattasi di persone non gradite.
Così, tanto per dire, che insieme alla cosa di prima sulla gravidanza anzitempo viene fuori un bel ritrattino della situazione in cui galleggiamo.
Sì, ho detto galleggiamo. Appunto.
Mitilene è passata di qui alle 20:03
P.link ¦commenti | categoria: cose che capitano, certa gente
Citando Paniscus, perchè certe cose è bene diffonderle il più possibile: la deputata Santolini -che è pure laureata in biologia e la gente eletta in nostra rappresentanza è questa- in accordo con ginecologia ed esperienza comune fissa l'inizio della gravidanza alla data dell'ultimo ciclo mestruale.
Il concepimento inizia prima del concepimento, quando il rapporto sessuale che dovrebbe dar luogo al concepito medesimo non ha ancora avuto luogo esso stesso.
Già vedo fabbriche di anticoncezionali chiudere i battenti: "E noi che abbiamo sempre pensato che funzionassero!", i clienti delusi chiedono indennizzi fantastiliardari.
Il mondo della scienza esulta: "Finalmente la ginecologia e l'esperienza comune concordano sul più controverso dei punti: ora sappiamo come mai la madre dei cretini è sempre incinta".
Mitilene è passata di qui alle 19:22
P.link ¦commenti (2)| categoria: cose che capitano, certa gente
L'Ufficiale Gumiero, marito della donna violentata ed uccisa da un cittadino romeno, dichiara: "Sono disperato. Se non fossi un uomo di Stato, mi farei giustizia da solo".
Calderoli, a proposito degli incappucciati che hanno aggredito a coltelli e bastonate tre romeni qualsiasi, si dice a favore delle ronde: "Sono l'unica forma possibile di legittima difesa per i cittadini".
Mitilene è passata di qui alle 15:22
P.link ¦commenti | categoria: cose che capitano
Al termine della correzione in classe di questa verifica e ancora dopo aver appurato che l'igiene personale non è indicativa dell'orientamento sessuale, lo spiritosone di turno si avvicina all'altro maschio della classe e lo apostrofa ridacchiando: "Tu non puzzi, quindi sei gay!"
L'altro, assolutamente tranquillo, ricambia l'annusata con malcelato ribrezzo: "E tu, invece, sei proprio etero..."
Mitilene è passata di qui alle 18:06
P.link ¦commenti (1)| categoria: la scuola
Ora, mi rendo conto che a volere trovare causalità e coincidenze, non esiste giorno migliore del primo novembre per farsi venire il colpo della strega; ma se qualcuno prova a riderci su, tempo che mi rimetto dritta e lo picchio.
La fama della strega me la son fatta nei giorni passati, per non aver voluto spostare ("Spostare?!") la verifica alle ragazze di quinta di un paio di settimane ("Siamo ferme su quest'argomento da un paio di mesi!") ancora ("Ancora?!").
E la maledizione mi ha colta stamattina, chinata sull'asse da stiro; piegata in due dal dolore, nè troppo in su nè troppo in giù, bloccata nella cosiddetta posizione antalgica che però non è mai tale da permetterti grande autonomia. E al di fuori di quella posizione lì, tutto è dolore e lacrime.
A quel punto, anche spostare il peso da una gamba all'altra per trascinarsi fino al materasso diventa un ideale astratto: per non parlare del fatto che i letti sono in basso e il basso mi è precluso.
Nell'immediato penso "Aulin!", visualizzo litri di acqua e Aulin; ma i biccheri sono sul ripiano in alto e le bustine sono nel cassetto in basso, tanto in basso da occupare uno spazio concettualmente inimmaginabile.
Un pò più in alto e più lontano dell'Aulin c'è il telefono di casa; lo agguanto piegandomi sulle ginocchia e protendendo il braccio a tentoni, per chiamare la mia Orsa, che subito si precipita da me.
Penso che già che ci siamo potrei chiamare il mio fisioterapista, quello che mi fa i massaggi per la cervicale; un uomo che ha le mani di un dio, però è rumeno.
Come si dice colpo della strega in rumeno?
Mi rassegno ad attendere l'arrivo dell'Orsa nella nuova posizione antalgica che ho appena scoperto: piegata coi gomiti sul davanzale per scaricare il peso, la fronte contro il vetro della finestra e la testa in basso. Così il dolore è tollerabile e mi permette di fare mente locale sul da farsi.
Per prima cosa, dico alla mia Orsa, cerca il numero della dottoressa sul tesserino sanitario. Il tesserino sta nel portafogli dentro lo zaino e lo zaino, che te lo dico a fare, sta in basso.
Lei mi ricorda che è il primo novembre, la dottoressa non c'è.
Vabbè, dico io, allora chiama la segreteria della scuola e avvisa che domani non vado: il numero è memorizzato sul cellulare, che avrò posato da qualche parte, in basso pure lui.
Pazientemente, lei mi guarda con tenera condiscendenza; la stessa che si riserva ai malati. Di mente.
E' sempre il primo novembre, mi fa notare; la scuola è chiusa.
Comincio a pensare che i davanzali delle finestre non ispirino le migliori strategie, ma non mi arrendo: se non altro, adesso qualcuno può raggiungere i farmaci di cui ho bisogno.
Pomata decontratturante, antinfiammatorio e miorilassante; c'è tutto. In capo ad un paio di ore riesco a sdraiarmi sul letto, alzarmi e sedermi a tavola.
Mi sento rinascere, sempre indolensita ma semovente.
Quindi rassicuro la mia Orsa, che va tutto bene e può tornare alle sue cose; prometto di fare la brava, sonnellino e riposo assoluto per almeno due giorni.
Dentro di me invece covo vendetta: faticosamente guadagno la scrivania, ed eccomi qui a ideare una verifica coi controfiocchi alla faccia delle ragazze di quinta.
Domani vado a scuola e gliela assegno.
Foss'anche l'ultima cosa che faccio.
Mitilene è passata di qui alle 18:01
P.link ¦commenti (1)| categoria: la scuola, robe varie