Che dire, mi viene naturale fare recensioni stroncanti; parlare male è più divertente che fare complimenti. Ma non è solo questo: per parlar bene dei cantautori bisogna avere una competenza in materia di musica (per parlarne male, basta dire che è una lagna o fa un sacco di baccano) e io non ce l'ho.
Di Eugenio Bennato (Sponda Sud) e Teresa De Sio (Sacco e fuoco) posso solo dire dell'emozione che non provavo da tempo per nessun ascolto. E non si tratta solo di guidare battendo le mani sul volante al ritmo della tammorra.
Eugenio (il fratello) Bennato ti fa vedere il Salento e respirare la terra. Solo un paio di tracce sembrano fuori posto: Canzone per Beirut (che sempre a sud è, ma fai fatica a capire che c'entra col resto), che è come quando uno dice adesso mi siedo e scrivo una canzone su Beirut e poi la scrive tale e quale te la immagineresti; e qualche altra che sembra più fare da vetrina per il contenuto del cd come Ogni uno, noglobal ammiccante. Il resto è uno splendore ("Lucia ha tre ricchezze, ricchezze ce ne ha tre: il nome, la bellezza e la terza sai qual è? La terza sua bellezza, che viene da lontano e fa da sempre ricca la terra del Gargano").
Teresa De Sio te la vedi a dimenarsi come una menade ("Movete e girate, girate e movete e movi la capa, na rota che va; a morte e Zi Frungillo n'avemo a 'imbriacà!"), solo voce e tammorra, fiato corto e rabbia ("Mo' vene o professore e dice ca sape tutt'isso, ma guagliò chisto c'imbroglia e vo' sulo parlà, non sape manco o cazz', ma c' ha studiato a fà?"). Il canto di una donna libera ("Io song a figlia do re e non voglio tenè padroni, si fossi a figlia 'e nisciuno me nne futtisse puro do re!") che guida le fila di chi resiste (Le Brigate di frontiera): "Soltanto il punto di vista dei cretini potrà farmi molto male".
E intanto cerco, ma nei negozi non si trova, Sugnari dei Ma'aria che mi incuriosiscono assai.
Mitilene è passata di qui alle 13:42
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Nostalgia di Palermo: quando il posto più vicino dove puoi comprare le arancine è il Girarrosto Santa Rita.
("Che gli sia dolce anche la pioggia nelle scarpe, anche la solitudine")
Mitilene è passata di qui alle 08:29
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E dai, sotto con le solite metafore abusate; che se uno è anche cantante, scrittore, regista o chissachè oltre che insegnante, il giudizio dei critici su di lui si esprime sempre in termini di valutazione quadrimestrale. Dev'essere una forma di contrappasso, nemmeno tanto sottile.
Ma io che sono del mestiere, lo dico e non ci penso più: Vecchioni non ha colmato il debito.
Un debito che aveva con noi che lo seguiamo da anni e che si è tutto incastrato e gonfiato negli ultimi cd, con pochi vertici e molte frattaglie, fino a questo Di rabbia e di stelle: pieno di roba vecchia e già sentita.
Il tema dell'era berlusconiana iniziato col Mago di Oz (che inquina Il lanciatore di coltelli, per il resto di gran livello), ripreso da Faccetta rosa in campo azzurro (satira da poco in un cd deludente come Rotary Club of Malindi), torna con un'altra canzonetta di insulti e metafore irriverenti (Questi fantasmi): orecchiabile, simpatica, ma non vale il titolo da citazione (De Filippo non c'entra nulla e "mandateli a fare gli orsi per turisti a Yellowstone, dovunque ma fuori dai cogliòn" avrebbe potuto scriverlo chiunque, pure io pensando alla mia Quinta B-astardi dell'anno scorso; non ci vuole poesia per mandare a stendere i "trappàni col rolex").
L'altro titolo in prestito (Comici spaventati guerrieri) non ha null'altro del libro di Stefano Benni: niente Prof. Lucertola Curioso in Altre Scienze, niente bambini in cerca del Quisipuò. I protagonisti sono sempre i soliti giovani poeti che salveranno il mondo avvelenato dagli adulti: ma se Sogna ragazzo sogna poteva vantare qualche bella immagine ("Ho visto poeti che spostano i fiumi col pensiero"), qui ci si limita ad uno scoratissimo avviso: "I poeti hanno il potere di sputtanarvi".
Capirai.
Lasciamo perdere La ragazza col filo d'argento, Non lasciarmi andar via, Non amo più, Tu quanto tempo hai e Le rose blu; che è come dire quasi tutto il cd: nulla di nuovo, somigliano tutte a se stesse e a quelle di prima, ormai sono anni che Vecchioni tira avanti con la storia che sta invecchiando, coi bilanci, il tempo che manca, i figli che crescono e vedono in lui il grande uomo che però è tutto un bluff.
Basta, per favore: ognuno c'ha i suoi guai e va bene, ma poi parliamo pure d'altro. E poi, buondio, 'ste rime in sai e mai, che nemmeno Renato Zero al fondo dell'ispirazione.
Cassiamo con tanto di matita blu Oh, amore amore amore, che parla dell'amore come Oh toffee, toffee, toffee parla di toffee. E anche Amico mio, pietoso requiem per il compagno di bisboccia moribondo; abbiamo capito che ad una certa età le persone care ci lasciano, ma se Dimentica una cosa al giorno poteva essere il commosso omaggio di un figlio alla madre, qui proprio non ci siamo. Roba del tipo che adesso "ti tiro giù da questo letto e andiamo in giro a far gli scemi come quando toccavamo a tutte il culo e i seni"; ma si può?
In sovrappiù, quando l'amico muore diventa una stella che guardacaso brillerà per illuminare lui (Vecchioni) e solo allora lui (l'amico) sarà felice perchè tutti lo vedranno (Vecchioni). Ridicolo?
Ridicolo. Peccato che era un requiem.
Insomma, qualcosa si salva? Io voto per Il cielo di Austerlitz (la solita citazione storica, con soldato che muore e suoi rimpianti, ma si distingue almeno dal resto della brodaglia), Neanche se piangi in cinese (divertente e scanzonata), Mond lader (in milanese stretto, si capiscono solo i bestemmioni ma basta a rendere il concetto e la canzone funziona) e Il violinista sul tetto, una ballata ben riuscita, forse il meglio di 'sto cd.
C'è un'età in cui bisogna andare in pensione, sono io che non so rassegnarmi. De Andrè era distillato purissimo di genio fino all'ultima goccia dell'ultimo disco.
Ma era De Andrè, il resto vivacchia due righe sotto.
Mitilene è passata di qui alle 10:25
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Mi rendo conto, scomodare l'Ermeneutica e Derrida è eccessivo (ma sto preparando le ultime lezioni su quello e qui non si butta via nulla); però provate ad ascoltare L'Italiano di Simone Cristicchi.
E' una reinterpretazione di quella di Toto Cutugno (decenni fa) e fa uno strano effetto cantata così.
Dev'essere per il rap che conferisce al testo un senso di protesta vibrante con una graffiante nota ironica (prima era una canzonetta scema).
Oppure che son passati quei vent'anni circa; la canzonetta resta scema uguale, ma il contesto cambia.
Mitilene è passata di qui alle 22:20
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Ma, in definitiva, "resta quel che sei" non è cosa più inopportuna da dire ad una persona transessuale?
Mitilene è passata di qui alle 19:04
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"Tutti ci svegliamo e al mattino il tè bollente non blocca gli sbadigli / Passa il burro per favore / Hai mai letto il Daily Standard che dice tutto sull'aereo atterrato capovolto? /Tutti sanno bene cosa farò oggi / Non c'è molta alternativa / Ma mi piacerebbe tanto dire / Sarebbe così bello andarsene qualche volta" "Non lo conosco. Chi era?"
(It would be so nice)
"Fila via e torna quando rinascerai negli anni '70!"
N.d.R: il post scomparso era più o meno questo ed è tornato a grande richiesta.
Mitilene è passata di qui alle 20:34
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Però.
«I miei autori preferiti sono Stefano Benni e Stephen King», ci informa la diciottenne Giulia.
A me pare che ci sia una gran confusione a monte: Stephen King e Joanne Rowling venderanno pure un sacco di copie, ma non fanno letteratura.
Ben vengano i testi pesanti e lenti da digerire; siete giovani, avete anni davanti e stomaci buoni. E se non son facili da capire, i libri che vi proponiamo, tanto meglio; ci impiegherete il tempo che bisogna e così sia.
In sottofondo Il Battito, di Ivano Fossati da L'arcangelo
Mitilene è passata di qui alle 17:13
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La canzoncina dell'Udeur; che ricorda tanto quelle sigle à la Mazinga di quand'ero bambina.
Son cose, come direbbe un blogger famoso.
Update: "razzo missile", non "astromissile". Ero così giovane, allora!
Ma cercando e frugando, ho trovato questa antenata che mi pare assai più simile. La sigla del buon vecchio Ken il Guerriero; musica rockeggiante (ma un canto da chiesa non era più indicato per l'Udeur?), atmosfera postatomica di mondo in rovina e avvento del salvatore. C'è tutto.
"Nonostante ciò, la razza umana era sopravvissuta".
Mitilene è passata di qui alle 10:04
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Stavo riordinando i miei cd e mi è tornato fra le mani un vecchio album di De Gregori, ancora confezionato.
L'avevo già in vinile, ma è andato perso in traslochi burrascosi; l'ho ricomprato solo per averlo e poi non l'ho più ascoltato.
Oggi l'ho aperto e riascoltato, sull'onda di un altro suo cd, Amore nel pomeriggio; c'è dentro una canzone (Condannato a morte), dove dice: "religione può essere terrore".
Sulla copertina c'è la data, Sony 2001. Non c'è scritto il mese, non me lo ricordo e non sono riuscita a trovarlo in rete; ma mi piace pensare che sia anteriore all' 11 settembre.
Farebbe il paio con l'album di cui dicevo prima, quello che ho sconfezionato stamattina, si intitola Mira Mare 19.4.89.
Quando gli chiesero come mai, nelle interviste promozionali, lui rispose che quello era un album datato.
Datato a beneficio del futuro, però.
La canzone di apertura (Bambini venite parvulos) recita: "Legalizzare la mafia sarà la regola del duemila, sarà il carisma di Mastro Lindo ad organizzare la fila".
All'inizio di questa ultima legislatura, qualche ministro o parlamentare che non ricordo, avanzò la proposta di un dialogo fra Stato e mafia. Non so se per resa disperata o come un vigoroso e arrogante affondo. Ma propendo per la seconda.
E come se non bastasse, qui Mastro Lindo torna a far chiarezza su passato e futuro della sua compagine di governo.
Dottor Doberman, Pentathlon, 300.000.000 di topi, non si può nemmeno dire che si tratti di preveggenza.
Sempre nella prima canzone, ci si mette in guardia: "Non dovremo vedere niente che non abbiamo veduto già" .
E siccome noi si discute ancora di quanto sia stato noioso o meno il primo confronto pre-elettorale, dell'indice altissimo di ascolto e delle varie cronache in rete dell'evento, minuto per minuto, De Gregori aveva già detto che "ogni tipo di fallimento ha bisogno della sua claque".
A me tornano in mente le sit-com di quando ero bambina (Arnold, I Jefferson, I Robinson,...) con le risate matte e gli schiamazzi preregistrati, che sottolineavano ogni battuta, insegnandoci quando ridere o indignarci.
Eppure questo non vuol essere l'ennesimo post politico in pochi giorni.
E' che dopo aver stroncato il suo ultimo cd, un po' mi sento in colpa; spero che Calypsos abbia almeno un valore latente, di quelli che si scoprono dopo anni.
Mitilene è passata di qui alle 15:09
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Mitilene è passata di qui alle 19:40
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