Nostalgia di Palermo: quando il posto più vicino dove puoi comprare le arancine è il Girarrosto Santa Rita.
("Che gli sia dolce anche la pioggia nelle scarpe, anche la solitudine")
Mitilene è passata di qui alle 08:29
P.link ¦commenti (2)| categoria: certi cibi, certe canzoni
E siccome ci sono delle priorità nella vita, questo è il modo in cui di solito uso la chat; altro che abbordare.
«ci vuol tempo»
«si ma non moltissimo se non devi fare grandi cose...»
«insomma, non sono una donna da sposare»
«beh ma le donne si sposano per mille motivi.. si sposano anche dopo una bottiglia di rhum a las vegas»
«ho comprato la griglia e prossimamente tenterò con la fettina di carne»
«faccio il tifo per te,sono certa che la spunterai»
«pare sia semplice la fettina, mi dicono tutti che potrei provare»
«si la metti sulla piastra e magicamente fa tutto da sola…»
«le addestrano?»
«si si...il macellaio in persona... gli fa un corso. ho visto delle fettine un po' suole che non comprendevano le fasi della cottura... ma alla fine anche quelle sono state accolte nella pancia. unica cosa che devi fare e avere una forchetta e girarla »
«però dicono ci vada un filo d'olio se no si attacca»
«allora dipende,tu hai la piastra o la padella?»
«la padella a forma di piastra o il contrario, che dir si voglia»
«no allora iniziamo dalla nomenclatura degli oggetti»
«rotonda, ha il manico come una padella»
«la padella è quella dove ad esempio ci fai le patate fritte»
«ma il fondo è grigliuto come una griglia»
«la piastra ha il bordo sottile,ha il manico, può avere il fondo ondulato ma è generalmente spesso...»
«di forma è padellosa»
«senti rispondi a questa domanda: nel coso che tu hai acquistato puoi friggerci le patate?»
«mah, penso di poterlo fare»
«ha il bordo alto?»
«si»
«tipo tre dita anche 4?»
«aspetta, faccio un sopralluogo»
«vai»
«3 dita»
«ok allora sembra essere una padella.è antiaderente?»
«c’è scritto di sì»
«bene. allora che carne vorresti cucinare? di vitello, maiale, tacchino, pollo?»
«uhm, facciamo maiale»
«ok allora per il maiale, quella con l'osso non è necessario l'olio perchè il maiale è una carne grassa. unica cosa di cui ti devi accertare per una buona cottura è che la padella sia calda, ben calda»
«prima scaldo padella, poi metto fettina?»
«brava!!! basta qualche minuto. come ti piace la carne, al sangue o ben cotta?»
«ben cotta, per carità al sangue mi fa impressione!»
«(idem). tieni conto cmq che per quanto tu la faccia cucinare, vicino all'osso resterà sempre un po' al sangue»
«me ne farò una ragione, girerò al largo dell'osso»
«ok altro piccolo segreto per la carne di maiale: superata la soglia di cottura si trasforma in suola. per evitare questo inconveniente armati di coltello e forchetta e fai un piccolo taglietto»
«devo avere un'aria aggressiva?»
«naaaaa altrimenti si spaventa e gli si induriscono i nervi invece, se con aria indifferente e sguardo da chirurgo alla sua milionesima operazione a cuore aperto, ti avvicini a lei e le pratichi qualche taglietto...»
«magari firulìfirulando...»
«esattamente, vedi che sei già entrata nel personaggio»
«caspita, allora non è difficile»
«no infatti»
«qualunque cosa si possa rendere surreale mi sta simpatica!»
«oh hai qui davanti a te una campionessa di surreale. che dici vicino alla bistecca ci può stare un ciuffo di fagiolini bolliti?»
«bene, mi procurerò sto mazzo di fagiolini»
«allora i fagiolini.. sai come cucinarli?»
«mah, li butto in acqua e li bollisco?»
«si ma prima dovresti pulirli, devi tagliar loro le code»
«cielo, quella cosa noiosa che faceva mia madre...»
«no è divertente.se sono per te soltanto non devi farne duemila! ne basta poco più di una manciata, dopodichè saranno loro ad implorarti di decapitarli»
«davvero?»
«è sufficiente che ti vesti da boia e immagini di essere nella francia del 1860. ogni fagiolino interpreta la parte della regina maria antonietta»
«1789-94, erano gli anni della rivoluzione, terrore e restaurazione»
«ecco appunto... cosa è successo nel 1860 allora?»
«1860 erano i moti insurrezionali, la nascita del regno d'italia. ma tanto i fagiolini non lo sanno»
«ma in francia nel 1860 che è successo?»
«boh»
«vabeh, non importa allora abbiamo detto ogni fagiolino fa la parte di maria antonietta»
«posso usare il trinciasigari?»
«si certo, darà più l'idea della gigliottina»
«uhm, il trinciasigari mi piace!»
« i fagiolini una volta decapitati gli dai una lavata veloce e li butti in pentola, che attende con l'acqua che bolle. il sale lo puoi mettere prima dei fagiolini. subito dopo che hai messo a cucinare i reali fagiolini, anche qui armata di forchetta. assaggi ogni tanto un fagiolino per controllare la cottura. una volta cotti, li scoli e li condisci a piacere»
«e poi li affianco alla fettina»
«si come vuoi, puoi anche presentarli l'un l'altra»
«dici che bisogna presentarli prima?»
«è meglio la sorpresa»
«ma i fagiolini fanno per intero la Famiglia Fagiolini, o bisogna presentarli uno per uno?»
«no uno per tutti tanto poi tra loro fanno il passaparola. ah tesoro... quando hai finito di giocare al boia non buttare il costume!»
Mitilene è passata di qui alle 16:48
P.link ¦commenti (10)| categoria: certi cibi
"Per evitare litigi bisognerebbe non parlare mai di tre cose: Ecco, lo sapevo io; ora tocca spiegare bene, che quando si parla di cocomeri, angurie e meloni a latitudini diverse, succede un finimondo.
di religione, di politica e del Grande Cocomero"
(Linus Van Pelt)
In effetti bisogna precisare subito che, contrariamente al Prosciutto e Melone (che si fa col melone), il Gelo di Melone si fa con l'anguria o cocomero che dir si voglia.
Ma tant'è. In sicilia il melone (anzi mellone, con due elle) indica la quasi totalità delle cucurbitacee, fatta eccezione per la zucca che si usa per la caponata oltre alle melanzane, anche perchè sarebbe difficile fare la caponata con l'anguria, e il cetriolo che all'anguria non somiglia per niente.
Chi sente l'esigenza di distinguere, chiama cantalupo il melone e melone l'anguria; ma in genere le massaie e i fruttivendoli si capiscono benissimo, anche perchè le massaie nel far la spesa raccontano la storia della loro vita:
"Talè, mi dasse ancora un bello mellone di quelli rossi, che ci devo fare il gelo a mia figlia che l'hanno invitata a casa di sua suocera che ha il villino vicino a dove io e mio marito volevamo costruirci la casa, poi però mio cognato che lavora all'edilizia privata ci disse che era meglio di no, quindi la domenica andiamo al villino dei suoceri di mia figlia e ci portiamo il gelo fatto buono come me l'imparò mia nonna buonanima. E mi dasse ancora due belli melloni di quelli gialli, che il giorno dopo viene mio fratello dalla Germania per accanoscere il fidanzato di mia figlia che si sposano a settembre prossimo nella chiesa della madunnuzza miracolosa, quella che a mia sorella ci fece una grazia particolare quando nacque mia nipote che sembrava che ci moriva e invece poi adesso è una bellezza, e ci voglio preparare il prosciutto con mellone per antipasto che fa cosa fine"
Perchè sia così non so.
Ma a scanso di equivoci vi avviso prima: andando in Sicilia a mangiar pesce, potrebbero proporvi una fresca insalata di polipo.
Nel caso non allarmatevi; intendevano dire questo.
Mitilene è passata di qui alle 12:58
P.link ¦commenti (8)| categoria: certa gente, certi cibi
E' con profondo orgoglio e commozione che do il seguente annuncio: sono riuscita a prepar 1 Kg di succo di anguria: vale a dire tagliatela, prendete la polpa rossa, infilatela nel frullatore e via andare. Non c'è bisogno di aggiungere altri liquidi; l'acqua è autoctona e l'anguria farà da sè. Se vi state chiedendo come mai ci voglia l'anguria per fare il gelo di melone, e non il melone giust'appunto, la spiegazione si trova in alto, nel post successivo a questo.
are il gelo di melone e mi è pure venuto bene.
Cioè, a volergli proprio trovare un difetto, sa troppo di chiodi di garofano; ma per il resto ci siamo. E' proprio lui, quello autentico.
Insomma, ad essere proprio pignoli il colore è un pò sul rosa salmone e non rosso rubino come dovrebbe; ma credo dipenda dai meloni anemici di quassù e pure in calo di stagione.
Su consistenza e sapore (chiodi di garofano a parte) nulla da eccepire.
E dunque, eccovi la ricetta. Questa volta è una ricetta attendibile di consolidata tradizione palermitana (proviene dalla saggia signora dell'alberghiero); fidatevi che ne vale la pena.
80 g di amido per dolci: è quella cosa che si trova al supermercato nello scaffale di prodotti dolciari, insieme a zucchero a velo, palline decorative colorate, lievito (da non confondere, a voi serve l' amido non il lievito, anche se sembrano piuttosto simili a vedersi), polverine per budini istantanei e bustine di vaniglia. Anzi, prendete pure queste che vi serviranno.
2 bustine di vaniglia: ecco, infatti.
250 Kg di zucchero: dovrebbero andar bene in linea di massima. Comunque assaggiate e regolatevi di conseguenza. De gustibus non est disputandum.
Chiodi di garofano: pochi per carità; non pensavo avessero tutta 'sta potenza aromatica. Uno a coppetta dovrebbe bastare.
Se avete dubbi, cercate bene in cucina; io, per esempio, ho trovato una bilancina comprata ai tempi dalla Ciù e che non avevo idea ci fosse. La bilancina è assai utile; le pietanze riescono meglio se si seguono davvero le dosi indicate nella ricetta.
Per il resto, la procedura è semplice; filtrate il succo di anguria (niente semini!) dentro una pentola, mischiatelo insieme a tutto il resto, ma a freddo prima di accendere il fuoco.
Mescolate bene, fate bollire sempre mescolando che se no si raggruma, aspettate ancora tre minutini circa, versate nelle coppette, lasciate raffreddare, cacciate in frigo e prima di servire (dev'essere freddo e di consistenza budinosa) spolverate su un pò di scagliette di cioccolato fondente.
Vi piacerà. Stavolta sono quasi sicura.
Update del pomeriggio: tra l'altro il gelo di melone ha un odorino gradevolissimo che si spande in casa e vi accoglie quando aprite la porta come a dire: "Yuhuu, sono qui, ti eri dimenticato del tuo dessert, distrattone!"
Mitilene è passata di qui alle 13:12
P.link ¦commenti (11)| categoria: certi cibi
Giacchè mi tocca imparare a cucinare, tanto vale dedicarsi a qualcosa di semplice e potenzialmente redditizio.
Come ad esempio, produrre granite al nord.
E stiamo parlando delle granite quelle vere, di tradizione sicula con succo e polpa di frutta; mica il ghiaccio sciroppato che propinano qui.
Io, un po' per nostalgia da soggiorno siculo e un po' per ammazzare il tempo, ho tentato di sintetizzare in laboratorio alcuni prodotti tipici: il tè freddo con granita al limone e la granita di more.
Innanzitutto una precisazione: il tè con granita esiste. A pensarci è la naturale evoluzione estiva del tè caldo al limone, ma qui ti guardano tutti come se fossi scema quando lo chiedi.
Eppure è buonissimo, fidatevi. Se solo lo conoscessero, se ne innamorerebbero.
Ovviamente dev'essere una cosa ben fatta, quindi non seguite i miei consigli ma procuratevi le ricette da qualche altra parte.
La ricetta del tè con granita forse non la troverete, ma è intuitiva: prendi un bicchierone di tè freddo e ci butti dentro qualche cucchiaio di granita al limone.
Iniziamo da quest'ultima. La ricerca degli ingredienti non presenta problemi (acqua zuccherata e succo di limone) e nemmeno il procedimento in sè, a condizione di dosare bene il tutto come da ricetta e non come ho fatto io la prima volta.
Hai l'acqua zuccherata calda, hai il succo, li mischi insieme, metti tutto in un contenitore di metallo, cacci in freezer e aspetti.
Occhio, che non si tratta di una attesa passiva. La granita va monitorata, seguita con amore, rimestata con cura mentre ghiaccia per evitare che si formi un ammasso congelato.
Perchè voi mirate invece ad ottenere un composto granuloso, ghiaccio soffice non so se rendo l'idea.
Mica facile, per altro. All'inizio la granita non sembra reagire, quindi se la preparate in tarda sera come ho fatto io, avrete la naturale tentazione di disinteressarvene tutta la notte e il mattino dopo rileverete un blocco di ghiaccio durissimo.
E poi, come ho fatto io, passerete un po' del vostro tempo a scalpellare a mo' di Michelangelo. Ma è solo dopo l'indolenzimento alla mano, due coltelli piegati e gli accidenti dei vicini, che realizzerete la via più semplice: bastava lasciarla squagliucciare fuori frigo e ricominciare il procedimento con maggior cura.
Ammettiamo che fin qui sia andato tutto bene; avete la granita, vi manca ancora il tè.
Il tè non presenta problemi: acqua calda, bustina et voilà.
Attenzione, però: due passi indietro, prego. Il tè dev'essere già freddo quando ci mettete la granita, dunque va preparato un bel tanto prima; non è un dettaglio da sottovalutare, come ho fatto io.
Altra precauzione: contrariamente al tè caldo, lo zucchero dev'essere aggiunto subito nell'acqua che bolle e non dopo in ogni singolo bicchiere. Se no, dentro una bevanda fredda e ghiaccioluta lo zucchero mai più si scioglierà. Ricordatevene, non fate come ho fatto io, perchè il tè amaro con la granita di limone dentro è piuttosto una schifezza.
Bene, se avete in mano una bevanda deliziosa e rinfrescante, con un leggerissimo acidulo che vi titilla le papille al primo sorso, vuol dire che ci siamo.
Siete pronti per la granita di more, che vi verrà bene al primo colpo se avete fatto tesoro degli errori precedenti.
Stesso discorso: mettete a scaldare l'acqua zuccherata, frullate o schiacciate o fate un po' che vi pare con le more fino ad ottenere una polpa succosa, versatela nell'acqua e via andare.
Ah, sì; prima filtratela bene, che non restino i semini in mezzo.
Io, ovviamente, non ci avevo pensato.
Scordatevi di ottenere risultati paragonabili alle vere granite siciliane; ma se i vostri ospiti (o clienti) sanno accontentarsi (e sono settentrionali) farete un figurone.
Mitilene è passata di qui alle 23:57
P.link ¦commenti (5)| categoria: certi cibi
Non so le altre categorie professionali, ma gli insegnanti d’estate dimagriscono. 
Mitilene è passata di qui alle 15:01
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FELICE 2006 A TUTTI
A casa mia il cibo non era tanto oggetto di attenzioni; il menu festivo comprendeva sempre le stesse cose e nessuno dava loro una grande importanza.
La cucina non era veicolo di alcunchè tra le generazioni. Però sono cresciuta con altre costanti: le mutande rosse e i vestiti nuovi da indossare nella notte del 31, e dodici chicchi d'uva bianca da gustare insieme allo spumante.
La Zia Anna officiava il rito, staccando il primo chicco dal grappolo: "Gennaio!" proclamava, e tutti noi a mangiare. Via di seguito fino a dicembre.
Insomma, adesso che sono lontana da casa in senso molto più che geografico, questo è quello che mi porto dietro e che ho scientificamente e inesorabilmente imposto alla Ciù e ai nostri commensali nordici.
Anche al blog, naturalmente; evito di apporre due belle foto di slip rossi e grappoli d'uva per decenza, ma l'abito nuovo non glielo toglie nessuno.
E del resto, se il primo gennaio mi sveglio alle dieci di mattina per cambiare template, vuol dire che certe cose ti segnano.
Poi, dopo brindisi e uva, c'era ancora il rito di mia madre che accendeva tutte le luci e saltellava per casa spargendo sale ai quattro venti: "Nesci cosi tinti, trasi cosi boni!"
Perchè a casa mia, per inventare menate, davamo i punti al Mago Otelma.
Mitilene è passata di qui alle 12:20
P.link ¦commenti (3)| categoria: certa gente, certi cibi
Poi abbiamo guadagnato l’uscita, trascinate dalla musica di Your latest trick dei Dire Straits.
Io mimavo il bellissimo assolo di sassofono, mentre la Ciù mi suggeriva di darmi un contegno.
Mitilene è passata di qui alle 17:52
P.link ¦commenti (3)| categoria: certi cibi
Ho una teoria originale, ma forse nemmeno tanto balzana; il fast food è nato nel Sud Italia secoli or sono e McDonald lo ha solo industrializzato con una standardizzazione rigorosa.
Mitilene è passata di qui alle 09:06
P.link ¦commenti (3)| categoria: certi cibi
Mitilene è passata di qui alle 16:52
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