Com'è che da un po' di tempo son capace di interloquire efficacemente con muratori romeni, idraulici nostrani, tizie sceme che vendono porte, elettricisti che vogliono rifarti l'impianto per forza e geometri in sovrappeso, riuscendo a coordinare il tutto?
Senza troppe ansie e panico, per altro.
Domani, fra la fine delle lezioni e l'inizio del collegio docenti, faccio un salto al faidatè in capo al mondo e prendo alcune decine di metri di quei cosi che si attaccano ai muri, in alto, proprio sotto il soffitto per fare finta che ci siano dei begli stucchi.
Non so come si chiamano, ma li ho visti e mi son piaciuti.
Arriverò prima che inizino ad imbiancare. Devo.
Altrimenti i muratori guarderanno le decine di metri di cosi che porterò in spalla a mo' di baionetta e mi malediranno nel loro idioma neolatino, piuttosto simile al nostro se ci fai l'orecchio.
C'è solo un piccolo problema: le decine di metri di cosi non entreranno mai nella mia macchina, soprattutto da quando non si può più aprire lo sportellone del portabagagli.
Ma io non mi preoccupo. Nemmeno un po'.
Avrò una casa vera, con le stanze, come la gente seria e adulta (che non ha soldi per attrezzare un loft anticonvenzionale ed artistico al posto di un banale appartamento borghese).
Perchè dovrei preoccuparmi?
Mitilene è passata di qui alle 20:28
P.link ¦commenti (3)| categoria: il monolocale
PROMEMORIA: 8 GENNAIO 2003 - 26 GIUGNO 2006 Se no, poi la Ciù dice che dimentico sempre le date importanti.
Mi sento di rassicurarla; è come quando andavo a scuola, che tralasciavo i dettagli ma ho ancora ben presenti i contenuti.
E adesso, a quanto pare, il gatto ed io si ricomincia...
Mitilene è passata di qui alle 12:36
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millenovantacinquesimo giorno in cui le Ciù hanno diviso il giaciglio, strette gomito a gomito in un monolocale minuscolo con un gatto in mezzo.
Con la partecipazione speciale di tutte le persone che si sono aggiunte a noi in questi anni, i libri, i dvd, i pupazzetti e i cd che ci siamo regalate, la dispensa piena di robe stravaganti e poco cibo vero, i suoi genitori che mi hanno accolta in casa, le mie lagne perché lei non collabora alle pulizie di casa, le sue lagne perché io la sveglio presto al mattino e allago il pavimento del bagno, la volta in cui abbiamo tenuto a bada un delinquente ubriaco e abbiamo pensato vicendevolmente: “Se tocca la Ciù, lo ammazzo!”, tutte le altre volte in cui abbiamo riso, litigato, fatto progetti, realizzato qualcosa insieme, ci siamo confortate e sostenute nei periodi di alterna fortuna, i racconti delle giornata al lavoro, la palestra, la dieta mai riuscita, i discorsi sconclusionati, le sbronze reciproche, la nipote adottiva, il nostro ristorante cinese preferito, l’idea di comprare una grande casa, questi tre anni insieme e i forse tanti da venire, e la sua posa di ringhiarmi contro ogni volta che se ne parla.
Perché, anche se ostenta indifferenza davanti ai festoni, quella storia di Babbo Natale non l’ha ancora mandata giù del tutto.
Mitilene è passata di qui alle 18:45
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Il risultato è decente, anche se noi siamo solo una pallida imitazione delle nostre mamme. La mia, ad esempio, vantava come prova della sua forza fisica di riuscire a spostare la lavatrice da sola.
Ho sempre creduto che una simile prodezza fosse prerogativa esclusiva di mia madre (che era in effetti parecchio robusta), finchè la Ciù non mi ha guardato dritto negli occhi: da già che ci siamo, perché non pulire anche dietro la lavatrice?
La Ciù, che ha nostalgia di casa, ha comprato due videofonini in offerta; uno per sé, uno per i genitori. Tanto simpatici, ‘sti strumentini, ma richiedono una luce adeguata e la necessaria scenografia.
Abbiamo scelto l’angolino più lindo e ordinato, lo abbiamo illuminato con tutte le lampadine disponibili e ci siamo strette davanti all’obiettivo per comunicare la notizia.
Non l’ha detto, ma noi lo abbiamo sentito lo stesso.
Poi, conscia che la missione di ogni mamma è di incoraggiare i bimbi e sostenerli nei loro piccoli progressi, la Signora Ciù ha sorriso entusiasta: «Brave, brave!», ci ha detto. «Pulite casa, ogni tanto…»
Mitilene è passata di qui alle 13:24
P.link ¦commenti (4)| categoria: il monolocale
Ah, dimenticavo: buon ferragosto a tutti!
A me l’estate in città piace. C’è meno gente, si parcheggia gratis in centro, ci sono spettacoli, concerti, rassegne interessanti. Sì, lo so: tutte banalità trite e ritrite.
Perchè, in qualità di insegnante precaria squattrinata in estate, ho dovuto lasciar scadere l’assicurazione dell’auto. L’ho parcheggiata in una stradina secondaria, col muso contro un muro, sperando che a nessun vigile venga in mente di salire sul cofano per controllare i tagliandi.
In effetti un evento poco probabile, che dovrebbe lasciarmi al sicuro almeno fino ai primi di settembre.
E soprattutto, rimettere in sesto il monolocale. Ci provo dall’estate scorsa, quando una mia ex-alunna (che dev’essersi molto affezionata) mi ha aiutato a dare il bianco. Beh, proprio bianco-bianco non è venuto; ma già alla prima mano eravamo talmente stanche che lo abbiamo lasciato così com’è, con effetti di velatura e trasparenza. Sicuramente meglio di prima, comunque.
Poi, durante le vacanze di Pasqua, la medesima alunna (che è sicuramente molto affezionata) ha cooptato l’intera famiglia per ulteriori migliorie: piantare mensole, piastrellare cucinotto (non con le piastrelle vere, ma quelle adesive; averle scoperte è stata un’illuminazione) e pulire. Quattro giorni a pulire. Direte voi, quattro giorni a pulire quel buco? È un monolocale piccolo, ma molto articolato! Soprattutto, è talmente pieno di anfratti polverosi, di cui sconoscevo l’esistenza (e la necessità di pulirli). Nell’occasione ho anche imparato che le Mitilene piccole non devono giocare con la schiuma poliuretanica; ore ed ore a strofinare via ‘sta roba dalle mani, con alcol e acetone.
L’intero condominio è schierato (in attesa che l’amministratore torni dalle ferie e disponga una deblatizzazione sostanziale) e noi del pianterreno siamo in prima linea. Puliamo, disinfettiamo, aspiriamo, diditiziamo. Sta diventando complicato vivere qui.
Si potrebbe, se non fosse che la Ciù lavora in uno di quei centri commerciali che stanno aperti 366 giorni l’anno (367 nei bisestili). In breve, gli unici giorni di chiusura per le feste comandate si contemplano in occasione del 25 dicembre e 15 agosto.
Per il resto del tempo, neanche a parlarne.
Immagino che trascorreremo il ferragosto a sistemare casa per la detersione della moquette e, ben che vada, ci scappa un pasto al cinese vicino casa, tanto anche quello è sempre aperto.
Anzi, la nostra amica Anna (ha un nome complicato, pieno di x e z; noi clienti la si chiama così per praticità) ogni volta che vede la Ciù, le dice: “Lavolo, semple lavolo. Tuo negozio peggio di cinesi!”
Mitilene è passata di qui alle 09:44
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