Una settimana prima di entrare in classe, forse anche mezzo mese prima di iniziare a mettere qualche voto, e già la gente si scatena contro gli insegnanti. PS: e poi lo dico sempre anche io che l'omosessualità latente è una brutta bestia, rende biliosi, malmostosi e fa male alla salute; altrui, per lo più.
Bisogna riconoscere che tutto l'universo semantico compreso fra "la puttana della profia mi ha messo tre" e "la profia è acida perchè sessualmente insoddisfatta" fa ormai parte della tradizione: ma "scassato gineceo di laureate in crisi di nervi" non ce lo aveva mai detto nessuno.
Se volete sapere "Geminello Alvi, chi era costui?", seguite i link di Paniscus.
Che i figli di Berlusconi frequentassero la scuola steineriana invece è notizia vecchia.
Mitilene è passata di qui alle 10:21
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Il tontolone ma simpatico finisce il suo orale di inglese con discreta soddisfazione degli insegnanti e prima di andar via chiede se anche la nostra scuola si doterà di divise per gli allievi. La ragazzina problematica e tormentata (che nell'occasione abbiamo scoperto essere tormentante e problematica per gli altri) mi si avvicina mentre sto interrogando un'altra alunna: prof, c'è un problema con la sua materia, mi dice. E pensare che c'è qualche collega che non manifesta lo stesso entusiasmo verso gli esami di riparazione...
Certo che sì, rispondiamo in coro: grembiulino blu per i maschietti e rosa per le femminucce, con fiocco di colore a libera scelta per valorizzare la loro personalità.
Lui ci guarda tutti con aria perplessa: chiede se stiamo scherzando, rispondiamo di no, affatto, e si allontana piuttosto confuso.
Che succede, chiedo io.
Mi hanno detto che devo fare l'esame oggi ma io non ho studiato, risponde lei serafica.
In tal caso non c'è proprio nessun problema, dico io con altrettanta serenità: ti bocciamo.
Fra pianti e lacrime racconta tutta una storia per cui: non poteva venire a giugno a vedere i tabelloni, non le è arrivata nessuna lettera a casa e non si è preoccupata di informarsi in segreteria perchè la coordinatrice di classe le aveva telefonato a casa dicendole di star tranquilla, che l'avevamo promossa.
Le faccio notare che questo è impossibile; lei e i suoi genitori sono venuti al colloquio di fine anno a parlare con me e con gli altri due colleghi delle materie da recuperare, sono stati puntualmente informati dei voti negativi e dell'opportunità di frequentare i corsi estivi.
Andiamo su in presidenza a chiarire il garbuglio e sul corridoio incontro la coordinatrice di classe: cercavo giusto te, mi dice, perchè la ragazzina problematica mi ha raccontato che le hai scritto una mail per avvisarla che non doveva sostenere il tuo esame.
Ma pensa, rispondo io, e le racconto della sua telefonata di promozione certa.
Ma guarda, commenta lei, e marciamo in guerra compatte verso la creatura problematica.
Nel frattempo arrivano anche i genitori della creatura, che pretendono un incontro col vicepreside: ma quali corsi estivi avrebbe dovuto frequentare, incalzano loro, se il vicepreside in persona ha telefonato a nostra figlia per dirle che le lezioni non ci sarebbero più state per mancanza di fondi?
Il vicepreside e i genitori scendono giù ad acchiappare la ragazzetta per la collottola, la interroghiamo e la bocciamo in tronco.
E' stato molto catartico e liberatorio, sì.
Mitilene è passata di qui alle 08:20
P.link ¦commenti (1)| categoria: la scuola
Secondo me non servirà a nulla, ma il compagno sindacalista dice di provare: io ho esposto al dirigente del servizio scolastico provinciale che ci sono un paio di cattedre disponibili a seguito di assegnazione provvisoria, che non risultavano pubblicate il giorno della convocazione e nemmeno adesso e ho fatto ben presente che ne voglio una tutta per me.
Me la merito, mi spetta con la raccolta punti in graduatoria.
Il dirigente, domattina, a leggere il fax si farà delle gran risate; forse mi troverà perfino simpatica nella mia baldanzosa insanità mentale.
Chissà, magari per concedersi una pausa divertente decide di conoscermi di persona e mi fa convocare; e allora sì che faccia a faccia riuscirò finalmente ad instillargli una gran pena.
La carta della pietà ha funzionato ottimamente con l'esame universitario di statistica psicometrica, non si sa mai.
Mitilene è passata di qui alle 21:25
E ora si scopre che delle tante innovazioni nuovissime, il maestro unico, il voto numerico, la condotta e l'adozione quinquennale erano idee altrui.
Gratta gratta, alla fine di suo c'è solo il grembiulino; che il taglio delle cattedre, voglio dire, se lo scopiazzano a vicenda da decenni.
Michele Serra dice due cose ovvie con assoluta chiarezza, ma che sarebbero davvero innovative: da leggere.
Mitilene è passata di qui alle 20:52
Primo settembre - trenta giugno: una lunga interruzione fra una vacanza e l'altra (e in mezzo, nove mesi di 'sta roba qui).
Mitilene è passata di qui alle 08:29
Risparmiare per innovare, si potrebbe sintetizzare così il programma del Ministro. Tagli alle cattedre e meno stipendi al personale, trovare le risorse finanziarie necessarie per modernizzare la scuola, aggiornare i docenti, rinverdire i programmi e guardare con speranza al futuro.
E infatti, ecco qui con le disposizioni urgenti in materia di istruzione, le innovazioni nuovissime mai viste prima: la valutazione della condotta, il voto al posto dei giudizi, il maestro unico alle elementari, il grembiulino e la finta introduzione di una nuova materia.
Mi consola: le disposizioni urgenti dell'anno scorso erano più raccapriccianti.
Mitilene è passata di qui alle 12:46
Aderisco volentieri all'iniziativa di Paniscus, collega e blogger, che scandagliando per la rete ha già trovato alcune gustose notiziole da diffondere: la prima è che Maria Stella la bresciana è andata a sostenere l'esame di abilitazione da avvocato a Reggio Calabria, perchè a quel tempo ci si andava un po' tutti, aggiunge. Non perchè ci fosse stato qualche scandalo circa il pellegrinaggio di studenti in cerca di facili promozioni, ma perchè superare l'esame al nord era veramente difficile: tutti raccomandati, dice Maria Stella disgustata.
Si sa, alunni e genitori sono bravissimi a trovare giustiicazioni per i loro insuccessi. Sta di fatto che la nostra Maria Stella si abilita in diritto amministrativo senza avere una mezza idea di come funzioni il bilancio del suo ministero.
E non è una svista, attenzione; nemmeno si può imputare l'ultima raffica di gaffes al caldo d'agosto.
Cinzia, la sorella maestra e a dire il vero piuttosto sgrammaticata ("Siamo troppo legate", "Appena può si farà una famiglia", "Io e Maria Stella non siamo ideologiche"; benedetto il cielo, che miracoli vuoi dai professori del sud che ereditano gli alunni di tua sorella del nord!), in una intervista di maggio si diceva assolutamente certa sulla condotta che Maria Stella avrebbe adottato: "Prima di parlare, vuol capire. Per questo da quando è entrata in carica non ha ancora parlato: sono convinta che lo farà soltanto quando potrà parlare con cognizione di causa".
O si è sbilanciata parecchio prima, oppure la situazione è molto più nera del previsto.
Mitilene è passata di qui alle 08:23
Capisco che a qualsiasi manager verrebbe un colpo nel vedere un simile bilancio e certo che se il 96% dei fondi servissero a pagare i dipendenti, qualsiasi azienda sarebbe al collasso: tu però stai tranquilla, Maria Stella, per quanto ti sembri strano la situazione è del tutto normale.
Ma sì, fidati: questa è la scuola pubblica e non una ditta privata. Praticamente tutto un altro paio di maniche, credi a me.
E' cosa buona e giusta che la scuola pubblica spenda i suoi soldi nel pagare i dipendenti.
Tanto per cominciare, le spese di funzionamento sono in buona parte a carico di altri enti: dell'edilizia scolastica si occupano comuni e province, molti progetti sono finanziati da fondi europei o borse di studio private e per tirare su un altro po' di soldi ci sono pure i quiz a premi.
Infine alle spese vive (dall'acquisto dei pc alla carta igienica) contribuisce l'utenza col pagamento delle tasse scolastiche; per le attività aggiuntive previste (laboratori e corsi vari che costituiscono l'innovazione e l'ammodernamento dell'offerta formativa di cui vai tanto parlando) la scuola chiede un contributo su base volontaria che molti genitori volontariamente non pagano.
E fin qui lo Stato non ci mette un euro di tasca sua, se non per assicurare il servizio di istruzione pubblica di base; vale a dire appunto il pagamento dei nostri stipendi e la copertura delle spese restanti per garantire la frequenza a tutti, a prescindere dal reddito. Che è esattamente quel che deve fare, contrariamente ad una azienda privata, che non devolve gratuitamente beni e servizi.
Ma l'innovazione, dici tu?
Un'azienda che vuole investire in tecnologia si attrezza in modo da automatizzare i processi e ridurre il numero di lavoratori necessari. E la scuola che dovrebbe fare, videoconferenze? Predisporre un centralino con la voce registrata: "Se non hai capito la lezione premi il tasto 1, se hai fatto i compiti premi il tasto 2"?
Innovazione e riduzione del personale non coincidono, mi pare lampante: anche perchè poi non ci sarebbe nessuno a portare avanti l'innovazione.
Il personale scolastico è indispensabile, non può essere sacrificato in nome dell'efficienza; quanto più ce n'è tanto migliore è il servizio. Una scuola che funziona bene è una scuola con tanti bidelli quanti ne servono per tenere pulito e sorvegliare, gli insegnanti necessari per coprire classi da quindici-venti ragazzi (e non mostruosità da trentadue stipati nella stessa aula), i laboratori con gli assistenti di laboratorio dentro, e segreterie efficienti con a capo un preside che non debba occuparsi di tre istituti diversi contemporaneamente.
Suvvia Maria Stella, non ti crucciare. Ora ti spiego il trucco; la scuola è un servizio pubblico, gli sprechi sono un'altra cosa.
Mitilene è passata di qui alle 11:49
P.link ¦commenti (3)| categoria: la scuola
Il 96% del bilancio scolastico è assorbito dalla spesa per il personale, una situazione insostenibile.
Pensa tu: se invece di pagare lo stipendio a dirigenti, insegnanti e ata li licenziassimo tutti in blocco, ma sai quanti soldi avanzerebbero per modernizzare la scuola?
Allora sì che potremmo rinnovarci e guardare con serenità al futuro!
Mitilene è passata di qui alle 22:10
P.link ¦commenti (2)| categoria: la scuola
«Chi critica la riduzione dei professori, indichi una strada diversa», dice la poveretta. S'è cacciata in un vespaio; sguisciola, si dimena, smentisce e quando mette fuori la testina, le fanno subito notare che la situazione è ben più grave di quanto pensasse.
Del resto ha appena la mia età, nessuna esperienza di governo nè di docenza nè di figli a scuola: che pretendiamo da lei? Invece di criticare e basta, diamole una mano!
Io, per dire, un paio di strade diverse da indicarle ce le avrei:
1) Chiamare le cose col loro nome: non si tratta di progettare interventi per migliorare la qualità della scuola italiana, ma di tenere a galla la bagnarola sfondata. A questo siamo, sopravvivenza stretta: prima di tagliare le cattedre per racimolare i soldi da investire nello sviluppo, frugo in tutti gli angoli per raggranellare le monetine scivolate in fondo e ci pago lo stipendio degli insegnanti. Di tanti insegnanti: mentre alcuni tamponano le falle, gli altri remano, qualcuno si procura il silicone, gli altri costruiscono i tappi e il resto svuota a secchiate l'acqua imbarcata. Se licenzi l'equipaggio in mezzo al disastro, peggiori solo la situazione.
2) Il welfare, te lo ricordi il welfare? Se sto male, vado dal medico della mutua e pago il ticket perchè lo Stato mi mette a disposizione un servizio di sanità pubblica; ma se voglio lo specialista da cinquecento euro a visita -senza fattura, seicento con- me lo pago tutto di tasca mia. Allora perchè la scuola pubblica -che non ha più soldi per se stessa- deve farsi carico pure delle scuole private? Lo Stato offre già un servizio di istruzione ai cittadini, non deve finanziare in più le scuole private perchè siano accessibili a tutti a scapito del servizio pubblico stesso. Non farti impietosire dai ricconi che chiedono l'elemosine; non vedi che hanno i denti d'oro? Alza il finestrino e tira dritto, che tra un po' non ti restano i soldi per la benzina.
3) Trova un nuovo nemico e odialo: dammi retta, coi professori del sud non conviene. Che ci guadagni a prendertela con loro? Non li puoi comunque licenziare e in più gli devi pagare i corsi intensivi. Ti do io un nuovo bersaglio: gli insegnanti di religione. Sai che le cattedre di religione non risentono della contrazione del numero di studenti? A loro bastano dieci, cinque, anche un solo alunno per classe che scelga di avvalersi dell'ora di religione, senza che a nessuno venga in mente di aggregare classi diverse per risparmiare sul numero di insegnanti. Perchè non dai una sfoltitina anche lì? Perchè noi dobbiamo avere un minimo di venticinque alunni e loro no? Visto: odiando loro hai già un bel risparmio. In più i professori di religione godono di un trattamento economico migliore: certo, l'ideale sarebbe estendere i vantaggi a tutto il personale docente, ma visto che mancano i soldi, togliamo via i privilegi immotivati di alcuni e tiriamo su un altro po' di soldi. Vuoi un altro buon motivo? Lo stipendio agli insegnanti di religione glielo paghi tu, ma loro non sono nemmeno tuoi dipendenti.
Sì lo so, adesso tutti a dire che le radici cristiane, l'educazione religiosa e su e giù. Allora io mi metto il tailleurino elegante, mi siedo a fianco di Mariastella e vi rispondo: «Chi critica la riduzione dei professori di religione, indichi una strada diversa».
Coraggio, fatevi venire qualche buona idea. Aiutate Maristella anche voi: qui si raccolgono suggerimenti.
Mitilene è passata di qui alle 16:56
Gelmini smentisce: «Non ho mai detto che gli insegnanti del Sud abbassano la qualità della scuola italiana», anche se sembrava proprio che lo avesse detto.
Chi riporta così il suo pensiero è in grave malafede, assicura. Tutta colpa dei giornalisti comunisti forse pure meridionali: «Ho sempre ritenuto - aggiunge il Ministro - che esistono bravi professori sia al Nord che al Sud, ma il Sud ha oggi un deficit strutturale e di progettualità che non è certo imputabile al corpo docente».
E chi può darle torto? Professori aggrediti a Palermo mentre tentano di sedare un litigio, violenza contro i commissari di maturità a Castellammare del Golfo per un voto basso e a Salerno minacce di morte se ti salta in mente di bocciare qualcuno. Provaci tu a far lezione nei quartieri a rischio, dove i ragazzini vanno in classe col coltello, i genitori sono pregiudicati e la scuola è percepita come inutile perdita di tempo in vista di un futuro delinquenziale già segnato: alunni che parlano quasi esclusivamente il dialetto, amano i soldi facili e fatalmente abbassano la media scolastica nazionale.
Ma del resto, a ben guardare, su Scuolaviolenta la lista è lunga e copre tutta la penisola da nord a sud.
E che si fa allora per agire su un deficit strutturale non imputabile al corpo docenti? «L'Unione Europea - conclude Gelmini - mette a disposizione delle regioni del Sud dei fondi che io desidero investire nella scuola, destinandoli sia ai professori che agli studenti per elevare la qualità della didattica».
Ottimo; a cosa li destiamo? Non a chi, che non significa niente: ma a cosa. Che ci possiamo fare con 'sti soldi? A quanto ammontano? Stiamo parlando di una cifra consistente o dei fondi di istituto per comprare le videocassette di inglese?
No, perchè se i finanziamenti fossero adeguati alla bisogna, io un suggerimento ce l'avrei: aumentare il numero dei docenti e diminuire il numero degli alunni per classe. Quando ti trovi una trentina di alunni, di cui un tot stranieri di varia nazionalità che devono ancora perfezionare l'italiano, un paio con disabilità gravi che hanno bisogno di assistenza continua ma i docenti di sostegno non bastano, e il resto che presenta lacune di base assortite, come pensi di imporre a tutti con successo lo stesso programma nazionale senza aver modo di seguirli individualmente?
Ma a quanto pare la cifra dev'essere sull'ordine delle videocassette, se la poverina da mesi apre le braccia allo sconforto: «Voglio rendere pubblici i bilanci del ministero della Pubblica Istruzione. La situazione è drammatica ed io non ho la bacchetta magica per risolverla. I tagli sono ineludibili».
No, davvero, io la capisco. Una si impegna in politica, vuol far carriera, magari sente tutto l'orgoglio di essere una donna ministro, una che ha fatto breccia nella fortezza dei maschi, si è conquistata un posto di prestigio e poi scopre di contare quanto il due di coppe.
Soldi per la scuola non ce n'è, non gliene frega niente a nessuno della scuola, nemmeno si ricordano di te nella finanziaria; non è che Tremonti fa finta di non conoscerti quando gli chiedi attenzione, è che proprio non sa chi sei.
Allora realizzi che agli uomini di potere vengono assegnano i posti chiave; alle donne -ancorchè di potere- ben che vada i posti-chiavica; che se considerassero la scuola e le pari opportunità come ministeri seri, col fischio che ci avrebbero messo a capo una donna.
Però una volta che ti sei seduta comoda lassù, qualcosa devi pur fare. Cavalchi le flautolenze bossiane perchè fanno un gran bel rumore, ti inventi soluzioni svirgolate purchè si dica che ci stai almeno provando, indossi un bel tailleurino elegante e rispondi a muso duro: «Chi critica la riduzione dei professori, indichi una strada diversa».
Mitilene è passata di qui alle 11:20
P.link ¦commenti (1)| categoria: la scuola
Il ministero della pubblica istruzione spende un sacco di soldi per pagare stipendi bassi a troppi insegnanti, dice Gelmini: meritocrazia è quello che ci vuole.
Tanto per cominciare quest'anno tagliamo altre ottantacinquemila cattedre a casaccio: chi colgo, colgo. Poi con calma progettiamo un piano di sviluppo e qualità del servizio scolastico, investendo i soldi risparmiati per premiare gli insegnanti meritevoli.
Meritevoli secondo quali criteri? Vabbè, non lo so, poi vediamo: tanto si parla da anni di meritocrazia nella scuola, senza indicare i criteri.
E comunque, dicevamo, i soldi risparmiati li investiamo in corsi intensivi per gli insegnanti del meridione, che sono notoriamente meno bravi e abbassano la media nazionale.
Davvero? Mah, può darsi: il rapporto Invalsi dice che gli studenti del sud sono meno preparati, quindi vuol dire che i loro professori sono ignoranti.
Veramente il rapporto non parla degli insegnanti, ma solo degli allievi e non prende in considerazione il loro background familiare e il contesto sociale. Se il contesto sociale è disagiato, i docenti che lavorano nei quartieri a rischio e nelle zone economicamente depresse non possono mica fare i miracoli: fanno i salti mortali per tenere insieme il poco del buono che c'è.
E noi gli facciamo i corsi intensivi, che male non fanno.
Sì, ma i corsi li facciamo solo agli insegnanti del sud che lavorano al sud? O pure a quelli del sud che lavorano al nord?
Uhm, non ci avevo pensato.
Perchè, sa, al nord ci lavorano un sacco di docenti del sud: basta guardare le graduatorie permanenti, che so, di Torino. O delle altre città; sono consultabili sul sito dell'ufficio scolastico di ogni provincia. Vede, accanto al nome c'è il comune di nascita e se contiamo bene di meridionali quassù ce ne sono tanti. Il che tra l'altro inficia l'ipotesi: se i ragazzi del nord sono più bravi di quelli del sud, con tanto di professori meridionali anche loro...
Oh, insomma! Sempre e solo critiche! Io invece sto razionalizzando; non vedete come sto razionalizzando bene? Che mi si lasci razionalizzare in pace!
Mitilene è passata di qui alle 11:13
P.link ¦commenti (2)| categoria: la scuola
La scuola pubblica non ha anima e nemmeno ne sente la mancanza; bella frase, ma se non si precisa cosa si intende per anima in questo contesto, non significa nulla la bella frase.
E resta lì sospesa, bella senz'anima, per passare a discutere di autorevolezza. Qui almeno è chiaro che per auterevolezza intendesi la capacità di alimentare amore e rispetto per il Paese, il passato e la tradizione. Ci sono gerarchie culturali, alla cui sommità riposano Dante, Cavour e Galileo quali vertici di intelligenza, verità e vita e termini di confronto ideali ma anche concretissimi.
E io che ho fatto il liceo negli anni '80 un po' di cose me le ricordo: mi ricordo la bellezza vibrante delle terzine dantesche e mi ricordo che chi non la pensava come me non avrebbe mai osato dirlo alla professoressa nè permettersi di non studiare, perchè la prof gli avrebbe fatto il mazzo quadro e i genitori a casa pure. Il massimo di interdisciplinarietà lo sperimentammo un giorno, quando la prof di lettere ci fece notare che in effetti sì, tra Hegel e la letteratura romantica qualche legame c'è.
Mi ricordo che Galieo era il nostro asso nella manica in materia di contestazione religiosa: noi a ringhiare contro l'Inquisizione e il diacono a riempire la lavagna con le dodici tribù di Israele. Più in là di così non s'andava, perchè poi lui usciva sbattendo il registro sulla cattedra e ci accusava di essere polemici.
Di Cavour non ricordo nessun brivido, la storia si studiava fine a se stessa e solo dopo qualche anno abbiamo scoperto che poteva essere una utile metafora per comprendere il presente.
Davvero? Sì, davvero: perchè i grandi del passato sono delle belle cime di intelligenza trascorsa ed è meglio che stiano lì imbalsamati. All'epoca parlare di politica a scuola era raro e quando lo si faceva era per criticare la cultura paninara in chiave marxista. Una bella lotta, perchè ci si dichiarava tutti di sinistra e paninari insieme.
La globalizzazione faceva capolino insieme all'ibridizzazione delle culture e nessuno ce ne sapeva parlare: siamo entrati in un mondo nuovo con strumenti datati e nessuna cognizione di causa, perchè ci sentivamo persone colte. Ci sarà stata l'anima, ma l'attualità mancava del tutto.
Del resto, a volercela infilare oggi, come fai a far crescere nei nostri giovani l'ammirazione per la Costituzione (costantemente aggirata), lo Stato delle Banane e il sistema politico? No, dico: ammirazione per il nostro sistema politico che dovrebbe incutere rispetto e autorevolezza. Meglio parlare di Cavour, viene meno da ridere.
Secondo Galli Della Loggia la scuola pubblica serve a legittimare culturalmente e cioè ideologicamente o storicamente qualcosa: io pensavo che servisse a sviluppare il senso critico per capire il mondo in cui viviamo senza farsi prendere per i fondelli dal prossimo parolaio.
"Un sistema d’istruzione pubblico appartiene sempre a un contesto culturale nazionale. Questo è il punto, dunque qui sta il cuore del problema: alla fine, nella sua sostanza più vera, la crisi della scuola italiana è lo specchio della profonda incertezza circa il senso e il rilievo del suo passato, circa i suoi veri bisogni attuali e quello che dovrebbe essere il suo domani"
E la soluzione? Fare "piazza pulita delle troppe materie e degli orari troppo lunghi che affliggono la nostra scuola, e ricentrando con forza i nostri ordinamenti scolastici intorno a due capisaldi: da un lato la lingua italiana e la storia della sua letteratura, cioè intorno alla voce del nostro passato, e dall’altro le matematiche, cioè il linguaggio generale del presente e del futuro universali".
Togliamo via tutte le troppe materie e i lunghi orari (?!), rimettiamoli a leggere, scrivere, far di conto e indossare il grembiulino: cinquant'anni fa funzionava, magari va bene ancora adesso.
Mitilene è passata di qui alle 09:29
Io sono laureata in psicologia ed abilitata all'insegnamento della medesima, più alcune discipline che all'università ho visto di striscio (sociologia e antropologia, un solo esame) e altre che proprio non c'erano (pedagogia e filosofia) ma che secondo il ministero della pubblica istruzione sarei ugualmente in grado di trasmettere alle giovani menti.
E' un grosso equivoco in forma di alone che mi circonda da tempo: tutti, solo a guardarmi, si convincono che io sia una dotta conoscitrice della filosofia. Anche la vicepreside della nuova scuola a cui oggi mi sono presentata, senza avermi ancora chiesto nulla mi ha rivolto un sorrisone estasiato: "Ah, benone! Sono felice che tu abbia scelto la nostra scuola perchè sai, l'altra collega che insegna filosofia in realtà è laureata in psicologia. Bravissima nel suo campo, per carità, però deve studiarsi la lezione a casa il giorno prima. E allora, io quasi quasi le quinte le assegno a te, che è una responsabilità più impegnativa!"
"E tu non le hai detto niente?!", mi rimprovera la mia amichetta ex collega.
"Beh, dopotutto in quella scuola posso insegnare solo filosofia; tanto vale farle credere che sono brava, così mi lascia lavorare in pace."
"Certo. Come al solito!", risponde piccata e mi rinfaccia di quella volta quando ci eravamo appena conosciute: "Quando mi hai raccontato che sei laureata in filosofia!"
Eppure io una cosa del genere non gliel'ho mai detta, giuro.
Mitilene è passata di qui alle 21:41
E qui al nord, in mezzo al diluvio, ci si adegua.
Mitilene è passata di qui alle 09:38
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"Professoressa che fa, prende spezzone?"
Sono rimasti due spezzoni orario, in due diverse scuole -una in cui non ho ancora mai insegnato e un'altra in cui sono già stata, ma non benissimo- di due diversi comuni lontani fra loro e da casa mia.
Questi due spezzoni anche sommati insieme fanno meno ore e meno soldi di una cattedra intera. Ma questo c'è rimasto e io che posso fare?
"Essì, prendo spezzone." Rispondo serafica, perchè io ho l'asso nella manica e adesso lo tiro fuori: "Ma posso chiedere un'informazione, prima?"
Il superdirigente provinciale annuisce benevolo e io chiedo.
"So per certo che fra qualche giorno si renderà disponibile un'altra cattedra nella scuola in cui ho insegnato l'anno scorso, perchè il titolare ha chiesto l'assegnazione provvisoria altrove; sapesse che bella scuoletta, si stava divinamente lì. I colleghi e gli alunni vogliono che torni anche quest'anno e pure io sa, sinceramente, vorrei. No, perchè poi si dice in giro che siamo disaffezionati al nostro posto di lavoro, che salterelliamo di qua e di là..."
"In breve?"
"Se adesso rifiuto lo spezzone, poi posso essere riconvocata per la cattedra intera che si libererà a giorni?"
"No. Perde il diritto."
"E anche se adesso prendo uno spezzone, poi posso ridarlo indietro e fare cambio con la cattedra?"
"No. Neanche per idea."
"Di conseguenza, se noi prendiamo gli ultimi spezzoni disponibili, ai colleghi subito dopo con meno punti oggi non rimane nulla; però poi loro possono essere riconvocati per le cattedra intere che si libereranno grazie alle assegnazioni provvisorie, mentre io che sono più su in graduatoria mi devo tenere gli spezzoni rabberciati?"
"Esattamente."
"Ma non ha senso!"
"Infatti."
"Già. Del resto perchè dovrebbe avercelo?"
"Appunto."
"Dove devo firmare per 'sti spezzoni?"
"Qui. Felice anno scolastico, professoressa."
"A soreta!"
Mitilene è passata di qui alle 16:32
P.link ¦commenti (1)| categoria: la scuola
Non solo tagliano le cattedre, ma la prossima convocazione si terrà sul Lungo Po: prima di accettare la nomina, gli aspiranti professori dovranno fare le sacre abluzioni nel fiume e giurare fedeltà agli déi padani. UPDATE: Schiava di Roma lo dici a tua sorella Vittoria!
Perchè volete mica che sia gente che non viene dal nord a martoriare la verde gioventù della pianura?
Io mi chiedo solo perchè con Grillo e Guzzanti si alza un putiferio, e quando parla questo qui nessuno si dissocia?
Liquidiamo l'inno vecchio col dito medio, e cantiamo tutti insieme la nuova Suoneria Nazionale.
Mitilene è passata di qui alle 20:38
P.link ¦commenti (3)| categoria: la scuola, certa gente
Ha trentacinque anni pure lei, povera cara, e si mette nei miei panni; è inquieta e si angoscia, però ciccia: non ce n'è per nessuno.
E io, che dopo anni a far sostegno incerto agli altri, speravo di potermi appoggiare ad una cattedra un po' più stabile: un paese nella seconda cintura, un po' fuori mano ma carino, con abbastanza scuole e posti liberi, un bell'ambientino che una pensa adesso compro casa nei dintorni e mi sistemo, tanto queste cattedre qui non le sceglie mai nessuno da anni, causa distanza.
Ecco, apprendo ieri che fra trasferimenti e passaggi non ne è rimasta in zona nemmeno una. E le altre, tutte le altre della provincia dico, si contano sulle dita di due mani e un piede.
Secondo il rapporto di Bankitalia è tutta colpa delle vecchie profie demotivate e dei giovani precari ignoranti che saltellano da un istituto all'altro, destabilizzando l'iter scolastico degli studenti.
E' per colpa nostra, della classe docenti, se la scuola va a rotoli; mica per altro.
Mitilene è passata di qui alle 08:26
P.link ¦commenti (1)| categoria: la scuola
Quali saranno le vere tracce d'esame e quale lo scherzo di pessimo gusto? UPDATE: beata ingenuità!
Cliccate su secondo e cimentatevi nell'inversione degli aggettivi, con particolare attenzione al grado zero delle forme verbali, tanto criticate da Benedetto Croce.
Ah, mi raccomando: non dimenticate i bozzetti a margine della pagina!
Mitilene è passata di qui alle 22:18
P.link ¦commenti (1)| categoria: la scuola, certa gente
"Ma però l'ellera è femmina!" UPDATE: RI_UPDATE:
"Sì, ma che roba è?"
"E che c'importa? Non è mica questo il nucleo della poesia che...."
"Ma però non si dice, e poi o lontano, vero e ramingo sono maschili. Forse un po' culattoni, ma maschili tutti quanti!"
"Colleghi esperti, per favore; che già l'anno scorso abbiamo preso una cantonata con Dante..."
"Massì, tutta quella storia di San Francesco col Signor Bonaventura! Basta sapere che al suo corpo non volle altra bara e fine lì. Chi se ne doveva accorgere, più che quattro professori di lettere?"
"E' un tema, santa pazienza, per forza che abbiamo a che fare coi professori di lettere! E quest'anno siamo daccapo col ballerino russo..."
"Ah, no! Il ballerino russo no! E dai, e su, questa non la poteva sapere nessuno: sarà stato qualche ricchione a dare l'allarme."
"Sia come sia, pure di ricchioni ce n'è tanti e a tutti quelli gli piace la poesia."
"Colleghi esperti, prego, con la calma. Ma Montale non era sposato con la tizia cieca che scendeva tanti gradini? E qua c'è scritto che pure il ballerino era sposato, quindi niente pettegolezzi e urletti gay."
"Tuttavia dai toni appare che..."
"Ma tanto era ermetico, quindi non si capisce che voleva dire. Dice che il sorriso è uno specchio per ellere e corimbi: ermetico, oscuro, non si capisce un cazzo. Magari parlava del ballerino russo per intendere che ne so, il potere salvifico della danza. Ecco, sì; diciamo che è stato un refuso!"
"Che è un refuso?"
"Un errore di stampa, esperti dei miei stivali: fischi per fiaschi, donna per danza. La danza è al femminile, come la donna; ci può stare, gli aggettivi quadrano. E poi tanto che ci frega, la colpa è del governo Prodi, mica l'abbiamo scelto noi 'sto tema!"
"Troppo tardi, lei ha già preso provvedimenti. E ha detto pure che le indicazioni che si danno possono essere discusse o ribaltate, quindi che le diamo a fare?"
"Mah, veramente c'è da chiederselo..."
"E perchè poi le fanno dare a noi 'ste indicazioni? Io di Montale mi ricordo solo quella cosa dei cocci aguzzi di bottiglia in cima alla muraglia che si squaglia..."
"Macchè si squaglia! Come vuoi che si squagli una muraglia?"
"Ad ogni modo, quando si andava a scuola noi, i temi sì che erano temi. C'era solo il titolo, quattro righe e te ne uscivi per corto, senza dover spiegare la rava e la fava, metterci le illustrazioni. Che poi, detto fra noi, tutte quelle grandi notizie di accompagnamento che aggiungiamo noi, non dovrebbero già saperle gli studenti? Se no, che studiano a fare, dico io!"
"No, ma di nuovo! E adesso come la mettiamo con la versione di greco a cui mancava un rigo?"
"Ah, perchè, era greco quello? E io pensavo che la stampante non riconoscesse più il set di caratteri..."
"Dante, Montale, versione di greco, foto della statua romana... tutta roba vecchia, eh? Ma noi siamo per la scuola giovane, dinamica, contemporanea, attuale. Giusto?"
"Giusto!"
"E allora chiamatemi qui subito il Professor Treì - quello che lui l'internet, l'impresa e l'inglese, ma soprattutto l'inglese, che se ne doveva occupare lui della prova di inglese - lo voglio davanti a me, immediatamente!"
Mitilene è passata di qui alle 20:14
P.link ¦commenti (7)| categoria: la scuola
Eh, lo volete proprio sapere? Perchè fra tutte le figlie che ci sono in questa scuola ho rimandato proprio le vostre?
Ecco perchè:
1) Perchè se tua figlia, per sua stessa ammissione, perde il libro a novembre e non si preoccupa di procurarsene un altro, allora merita di essere rimandata. Come minimo. E lasciamo perdere cosa meriti tu, se hai il coraggio di lamentarti.
2) Perchè tua figlia preferisce studiare a memoria, ma non capisce un accidente di quel che impara. E sì, era necessario anche capirlo. Già.
3) Perchè è vero che un'alternanza di 4,5 e 6/7 alla fine fanno quasi la media del sei; ma col 50% del programma non studiato, io la sufficienza non te la do nemmeno a cantare cinese.
4) Perchè me ne frego se dopo un quadrimestre a guardare le mosche, tua figlia decide di farsi interrogare l'ultimo mercoledì dell'anno a terza ora mentre io sono al mercato; quel giorno lì, io finisco di far lezione a seconda ora e poi vado a far la spesa, chiaro? E' tempo mio quello, non retribuito dalle tasse che paghi tu; e se continui a pretendere, te la boccio pure a settembre tua figlia!
Mitilene è passata di qui alle 09:20
In una scuola come si deve, l'ultimo giorno dell'anno si organizza una festa con band musicale in cortile, premiazioni varie, cibo, giochi e cotillons.
Come da tradizione, lo staff di presidenza invita i colleghi a sorvegliare attentamente le proprie classi (come se fosse possibile in mezzo alla folla che poga) e i colleghi si mischiano alla massa per non farsi trovare.
Io ho portato la primina ubriaca in giro per i bagni, mi sono commossa ai saluti cantati di una delle nostre maturande talentuose e sono stata invitata allo spettacolo teatrale dell'altro nostro talentuoso alunno, che a diciassette anni appena ha messo su una compagnia teatrale di bambini, con spettacolo scritto interamente da lui e con i suoi intermezzi canori e recitativi.
Inoltre per la prima volta nella mia carriera ho rimandato a settembre un tot di gente: sono una profia felice.
Mitilene è passata di qui alle 13:17
P.link ¦commenti (1)| categoria: la scuola
Continua lo smantellamento sistematico della scuola pubblica che, per carità, era già in atto da decenni. Solo che ad ogni riflusso i mattoni vengono portati via più in fretta, fin giù alle fondamenta.
La scuola non produce beni di consumo, la qualità dell'insegnamento non è misurabile secondo parametri di produttività aziendale e gli studenti non sono clienti da soddisfare o rimborsare.
Non perchè in linea di principio non sarebbe giusto, ma solo perchè il loro concetto di soddisfazione e rimborso non ha nulla a che vedere con ciò che si intende solitamente per qualità dell'insegnamento.
E infatti, quando si parla di meritocrazia nessuno esplicita i parametri secondo cui sarà giudicato il merito degli insegnanti.
Questa cosa a me fa tremare i polsi, qualche altro collega invece trova che sia un enorme progresso.
Mitilene è passata di qui alle 08:12
P.link ¦commenti (1)| categoria: la scuola
Questo qui è un mio alunno; si esibsce nel video di Panariello sotto le spoglie di Renato Zero travestito da se stesso, ed è bravissimo.
Mitilene è passata di qui alle 14:53
P.link ¦commenti (2)| categoria: la scuola
Visto che siamo in campagna adozione libri, che ne dite di indire una riunione di dipartimento virtuale per scegliere con oculatezza?
Mitilene è passata di qui alle 18:10
P.link ¦commenti (3)| categoria: la scuola, certi libri
Non poteva andare peggio di così. E no, non mi pento del voto; in fondo, come dice la mia coscienza politica personale, il mio solo voto non incide per niente e non cambia nulla. Fino a ieri mattina i miei valori erano rappresentati da una forza politica con un suo preciso ruolo istituzionale; da adesso siamo extraparlamentari.
Dal 1948 non era mai successo che in Parlamento non ci fosse una rappresentanza di sinistra.
Mi aggrappo a Di Pietro, forte e salda. Ci spero.
Che schieri in lista tutti candidati incensurati è il minimo da cui ripartire.
No, io proprio non ce l'avrei fatta a votare per un partito che candida Binetti.
Un partito che non rappresenta un bel niente, se non la paura di Berlusconi (e non ne è rimasta nemmeno a sufficienza), che ha portato a termine l'erosione della sinistra, ha rosicchiato i voti ai consimili e non è riuscito a strapparli ai rivali contro cui dovrebbe fare opposizione.
Su che, vai a capire, vista la composizione interna.
Guarda come cambiano le cose.
Sarò militante anche io (e succeda quel che potrebbe succedere).
Che stamattina sono entrata in classe con niente voglia di lavorare, e dopo un paio di sospironi n